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10 cose da sapere sui PIR (più una)

1. Cosa sono i PIR, Piani Individuali di Risparmio?

I PIR sono una tipologia di investimento che consente di beneficiare di un notevole vantaggio fiscale:

- non si pagano le tasse sui rendimenti degli investimenti;

- non si paga l'imposta di successione sul patrimonio investito.

Per ottenere questi benefici occorre che l’investimento in PIR rispetti alcuni requisiti sia per quanto riguarda la composizione del portafoglio, che per quanto riguarda l’ammontare investito e l’orizzonte temporale dell’investimento. Tra i Pir possiamo trovare fondi comuni d’investimento, gestioni patrimoniali, polizze assicurative, dossier titoli.

2. Perché investire in PIR

Investendo con i PIR si può il ottenere 100% di esenzione dalla tassazione sui redditi da capitale, sugli interessi, sulle cedole e sui i dividendi generati dall’investimento. Inoltre i PIR sono esenti dall’imposta di successione.
Cosa significa? Che per ogni 1000 euro di rendimento si possono risparmiare fino a 260 euro di tasse.

Inoltre, i PIR creano un ponte diretto tra il risparmio e l’economia reale del Paese, proprio grazie al fatto che favoriscono gli investimenti in azioni e obbligazioni di imprese italiane.

I requisiti dei PIR migliorano l’allocazione del portafoglio, grazie a specifiche regole di diversificazione del rischio e aiutano ad investire con un corretto orizzonte temporale.

3. Come investono i PIR?

I PIR sono pensati per indirizzare il risparmio privato verso le imprese italiane, anche quelle medie e piccole, in modo da favorire la crescita del Paese e delle sue eccellenze.

Infatti i PIR investono:

  • almeno il 70% in strumenti finanziari emessi da imprese italiane o europee (a patto che queste ultime dispongano di una stabile organizzazione in Italia).
    Di questo 70%, almeno il 30% deve essere investito in aziende che non fanno parte del FTSE MIB (l’indice principale della Borsa Italiana), cioè deve essere destinato all’acquisto di azioni o obbligazioni emesse da piccole-medie imprese italiane.
  • il restante 30% può essere investito in titoli azionari od obbligazionari di altri emittenti, anche non italiani.

In poche parole l’investimento sarà rivolto soprattutto ad aziende italiane, sia sotto forma di obbligazioni che di azioni.


Esiste anche un limite di concentrazione pensato per garantire una diversificazione all’investitore: il PIR non può investire una quota superiore al 10% in strumenti finanziari emessi o stipulati con lo stesso emittente, o con altra società appartenente al medesimo gruppo o in depositi e conti correnti.

4. Quali sono i vincoli per il risparmiatore?

I PIR sono riservati alle persone fisiche. Ogni persona (identificata dal suo codice fiscale) può investire fino a 30.000 euro all’anno sui PIR, e arrivare ad un massimo complessivo di 150.000 euro.

Per avere diritto all’esenzione fiscale, l’investimento deve essere detenuto per almeno 5 anni.

E qui bisogna capire bene: se investo 30.000 euro all’anno, e quindi arrivo al tetto di 150.000 euro dopo 5 anni, significa che godrò dell’esenzione fiscale su tutti i miei 150.000 euro rimborsando gli ultimi 30.000 euro solo dopo 9 anni dalla prima sottoscrizione del PIR.

Naturalmente i 30.000 euro sono puramente indicativi, ciascuno è libero di investire qualunque cifra anche inferiore. E’ importante ricordare che però la somma massima su cui si ottiene l’esenzione è pari a 150.000 euro.

5. Quindi ogni investimento in PIR è vincolato per 5 anni?

Non ci sono vincoli, si può disinvestire in qualsiasi momento. Se però si disinveste prima che siano passati 5 anni, si perde il beneficio dell’esenzione fiscale e il PIR è tassato come qualsiasi altro investimento.
Quindi il PIR rappresenta a tutti gli effetti un’opportunità a costo zero, a cui non ha senso rinunciare.
Inoltre l’esenzione non ha limiti massimi di tempo, superati i cinque anni il nostro investimento sarà esente per sempre.

6. E per un nucleo famigliare?

 Il PIR non è cointestabile. Ogni singola persona (codice fiscale) può investire fino ad un massimo di 150.000 euro: ad esempio, una famiglia di 4 persone (madre, padre e due figli) può arrivare ad ottenere uno sgravio fiscale sugli utili derivanti da un investimento pari a 600.000 euro.

7. Quanto posso guadagnare in più?

Investire in un fondo PIR significa che per ogni 1000 euro di rendimento si possono risparmiare fino a 260 euro di tasse.
Su 150.000 euro investiti e un rendimento medio annuo del 6%, ad esempio, in 10 anni con un fondo PIR si possono guadagnare oltre 23.000 euro in più rispetto ad un fondo tradizionale.
In trent’anni? Gli utili in più diventano 161.000.

Ciò vuol dire che con un fondo che in media rende il 6% l’anno il rendimento di un fondo PIR è del 60% in 10 anni rispetto al 44% di un Fondo No PIR.
Su 30 anni, invece, un fondo PIR renderebbe il 413% e un fondo No PIR il 306%.

8. Quali sono i rischi che si corrono investendo in un PIR?

Con il PIR si investe almeno il 70% del portafoglio in strumenti finanziari emessi da aziende italiane: è quindi evidente che il PIR sia prevalentemente esposto all’Italia.

Su questo punto però occorre fare chiarezza. Da sempre gli italiani preferiscono investire in titoli “di casa”; titoli di stato e obbligazioni bancarie rappresentavano nel 2015 circa l’8% dei portafogli degli investitori italiani, una percentuale che però non tiene conto della quota detenuta via fondi comuni, strumenti assicurativi e fondi pensione.

Con i PIR questa situazione migliora per tre ragioni:

1) si aumentano i rendimenti potenziali su un portafoglio con un rischio paese uguale a quello che già molti detengono;

2) il fatto di investire per almeno cinque anni migliora l’orizzonte temporale, disincentivando il tipico comportamento dell’investitore che segue le mode e si fa travolgere dal panico o dall’euforia;

3) utilizzare una gestione professionale, ad esempio attraverso un fondo comune, garantisce una diversificazione maggiore e dunque un rischio inferiore rispetto ad un portafoglio concentrato su pochi titoli.

Naturalmente i PIR sono un investimento che va affrontato allo stesso in modo degli altri: serve valutare in modo accurato i propri obiettivi d’investimento, la composizione complessiva del proprio portafoglio di investimenti e scegliere il prodotto PIR più allineato al proprio profilo di rischio/rendimento e orizzonte temporale.

9. Attenzione ai costi

Come sempre l’investitore deve essere attendo ai costi. Molte società stanno lanciando nuovi prodotti PIR, o convertendo vecchi prodotti già esistenti, che hanno commissioni molto alte, senza che siano proporzionate al servizio di gestione.

10. Come usarli

I Piani Individuali di Risparmio non hanno un limite massimo di durata. Cinque anni rappresentano il limite minimo per avere diritto all’esenzione fiscale: si tratta dunque di un investimento che possiamo considerare di medio periodo.
In realtà però, è possibile (e conveniente!) investire in PIR anche per un periodo molto lungo. Questo perché l’agevolazione fiscale non ha una durata prefissata ma dura fino a quando si mantiene l’investimento.

I PIR dunque possono essere considerati un ottimo mezzo complementare anche per integrare la propria pensione, dato il grande vantaggio fiscale e la flessibilità dello strumento.

 

+ 1) La soluzione di AcomeA SGR

Tra le varie proposte PIR troviamo quelle di AcomeA:

AcomeA Patrimonio Esente è un fondo PIR flessibile: investe sino ad un massimo del 40% in titoli azionari e, grazie alla natura del fondo, può cercare di cogliere le migliori opportunità anche negli strumenti finanziari obbligazionari e monetari, avvalendosi della massima flessibilità per quanto riguarda la durata finanziaria (duration).

AcomeA Italia è un fondo PIR che investi almeno il 70% dell'attivo in strumenti finanziari di natura azionaria di società italiane di qualsiasi capitalizzazione, operanti in tutti i settori economici. L'obiettivo del fondo è la crescita significativa del capitale investito del lungo periodo e con un livello di rischio alto.

Il fondo sono disponibili per la sottoscrizione sia presso i Collocatori di AcomeA SGR che online sul sito www.acomea.it.

Pubblicato il 03 maggio 2017 da Elisabetta Villa staff