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L’imposta di bollo vale quanto l’IMU ma nessuno ne parla. Vi spieghiamo il perché

La campagna elettorale appena terminata ha parlato spesso di IMU e non di imposta di bollo, eppure ognuna vale più di 4 miliardi per lo Stato (e per i nostri risparmi). Ecco perché se ne tace, anche se pesa allo stesso modo sulle nostre tasche: l’IMU si paga, l’imposta di bollo viene addebitata sul nostro conto corrente e non sempre ce ne rendiamo conto.

L’imposta di bollo o minipatrimoniale, così come l’IMU, è stata votata dai principali partiti ma è un’imposta più nociva e grottesca.

 

Risparmiatore, porgi l’altra guancia: dopo lo schiaffo dell’imposta di bollo, è arrivato quello dell’IMU. Il primo è arrivato senza emettere suoni. Il secondo ha la stessa forza, fa molto più rumore … ma in fondo fa male come la minipatrimoniale.

 

L’IMU sulla prima casa fa entrare nelle casse dello Stato circa 4 miliardi di euro. L’imposta di bollo avrà un gettito nel 2013 (secondo quanto previsto dal Governo e dalla Banca d’Italia) pari a 4,7 miliardi di Euro. La minipatrimoniale incide sulle nostre tasche un po’ di più rispetto all’IMU sulla prima casa.

Dell’imposta di bollo abbiamo parlato a lungo (trovate un approfondimento qui) ma è bene rinfrescare la memoria. Si tratta di un’imposta sulle “comunicazioni alla clientela” che, per alcuni strumenti finanziari, sarà pari all’1,5 per mille del capitale (con una soglia minima di € 34,20). Per i conti correnti bancari, il BancoPosta e per le polizze assicurative ramo primo è prevista un’imposta unica pari a € 34,20 a partire da giacenze superiori a € 5.000. Ciò significa che, in banca, alle Poste e nelle polizze più diffuse un piccolo risparmiatore non paga nulla solo se ha meno di € 5.000 euro. In un deposito amministrato, in fondi d’investimento, in ETF, in gestioni patrimoniali o nelle polizze unit linked l’imposta di bollo è pari all’1,5 per mille con un minimo di € 34,20; il che significa che per giacenze inferiori a 22.800 € la percentuale d’imposizione sale oltre l’1,5 per mille in modo regressivo.

Ma allora perché la campagna elettorale appena trascorsa si è giocata a colpi di IMU ed il tema imposta di bollo è stato totalmente trascurato? Perché nessuno prende posizione contro un’imposta che penalizza 20 milioni di italiani, crea distorsioni ed è fortemente iniqua?

Semplice: perché è più comodo parlare di IMU, una tassa troppo evidente per essere trascurata.

 

L’IMU è una tassa proporzionale: più è alto il valore dell’immobile, più alto quello della tassa.

E’ iniqua in due casi. Il primo è quando esistono errori nelle stime catastali, usate per valutare gli immobili e calcolare l’imposta.

Il secondo è quando il contribuente viene tassato senza considerare il valore dell’immobile realmente posseduto. Infatti l’IMU è calcolata sul 100% del valore dell’immobile, come se la proprietà fosse piena: ed in molti casi, quando ad esempio c’è ancora un mutuo residuo da pagare, ovviamente non è così.

 

L’imposta di bollo invece non è proporzionale alla ricchezza e non è applicata uniformemente alle diverse forme di risparmio. 

Si tratta di un’imposta regressiva per costruzione: colpisce più pesantemente chi ha meno risparmi. Tanto più i risparmi sono inferiori a 22.800 €, tanto più aumenta in sostanza l’aliquota dello 0,15%.

Ma non basta: l’imposta di bollo è una tassa “casuale”.

Facciamo un esempio: se due persone hanno un risparmio pari a 100.000 € investito nella stesso modo, non è detto che paghino al fisco lo stesso ammontare. Infatti se con 100.000 € si sottoscrive un conto di deposito, l’imposta di bollo annua sarà pari all1,5 per mille, ossia a 150 €. Se la stessa cifra fosse investita in 10 conti deposito da 10.000 €, si pagherebbero 34,20 € all’anno per ognuno dei conti, ossia 342 €. Un’assurdità.

 

C’è un altro elemento che distingue le due imposte: la modalità con la quale lo Stato “effettua” il prelievo. Il versamento IMU è consapevole, la tassa deve essere pagata dai proprietari di immobili. L’imposta di bollo viene prelevata ai risparmiatori dal cosiddetto “sostituto d’imposta”,ad esempio dalle banche, e solo successivamente il prelievo viene comunicato al risparmiatore, con il risultato che moltissimi dei 20 milioni di italiani coinvolti se ne accorgeranno in ritardo senza capire di cosa si tratti.

Pagare l’IMU richiede uno sforzo: versarla. E tutti ricordiamo bene quanto ci costa.

La patrimonialina, invece, viene prelevata direttamente, in sostanza a nostra insaputa: ce ne accorgiamo solo a cose fatte

Uno Stato che non è in grado di misurare e tassare la ricchezza si attacca dove può: ai risparmi ed a tante forme di risparmio, senza soglia di esenzione.

I perdenti sono i cittadini, la concorrenza e l’equità.

 

Risparmiamocelo!

Pubblicato il 25 febbraio 2013 da Alberto Foà swat