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Datemi una leva e manderò il mio conto in rosso

Era una tranquilla mattina come molte nella ancor più tranquilla Svizzera, fino a quando lo scorso 15 gennaio la Banca centrale non fece una dichiarazione. Non avrebbe più difeso il tasso di cambio tra il franco e l’euro a 1,20. Si è generato un terremoto sui mercati finanziari. Il franco svizzero è schizzato al rialzo nei confronti dell’euro apprezzandosi del 30% nel giro di pochi minuti. In questo brevissimo lasso di tempo si sono create perdite immense per alcuni investitori che hanno visto azzerati i loro investimenti e si sono trovati debitori verso le piattaforme di investimento per cifre spesso fuori dalla loro portata.
 
Come la leva con cui Archimede si diceva in grado di sollevare il mondo, esercitando una forza molto maggiore rispetto a quella applicata, con un prodotto finanziario a leva l’investitore è in grado di investire, su un indice o una valuta (genericamente un sottostante) capitali per un ammontare molto superiore a quelli effettivamente impegnati. Tali strumenti a leva stanno conoscendo una rapida espansione soprattutto nell’ambito del trading online perché consentono di amplificare i guadagni n volte. Investendo su un indice o una valuta con uno strumento a leva 2, i guadagni vengono raddoppiati. Se però si opera con una leva maggiore i risultati possono essere di molto superiori, basti pensare che le piattaforme di trading più diffuse offrono strumenti anche a leva 100. Investendo 5.000 euro con un prodotto a leva 100, se il sottostante ha un rendimento del 10%, il profitto sarà 100 volte tanto, pari quindi a 50.000 euro.
 
Sembra bellissimo se solo si tralascia l’ovvio rovescio della medaglia. Se il sottostante registra una perdita, cosa succede? Lo strumento replica fedelmente l’andamento del sottostante, moltiplicato per la leva. Specularmente all’esempio fatto sopra, se il sottostante di un prodotto a leva 100 su cui si ha investito 5.000 euro si deprezza del 10%, la perdita ammonterà a 50.000 euro. Per fortuna questo solitamente non accade, perché le piattaforme di trading permettono di impostare le perdite massime (cosiddette stop loss) in cui si è disposti a incorrere; lo strumento viene dunque venduto automaticamente come si raggiunge una certa soglia. Eppure il 15 gennaio, quando la Banca centrale svizzera ha annunciato che non avrebbe più difeso il tasso di cambio tra euro e franco e questo è balzato dal 1,20 a 0,85 in pochi minuti, apprezzandosi del 30%, qualcosa è andato storto. Gli investitori che avevano acquistato, spesso tramite piattaforme di trading online, prodotti a leva che scommettevano (in questo caso il termine è appropriato) su una svalutazione del franco sono stati travolti, e non c’è stata stop loss che abbia tenuto. Il movimento rapidissimo e il fatto che si fosse asciugata la liquidità su quel mercato hanno fatto sì che molte stop loss non siano scattate o siano scattate su valori comunque distanti da quelli desiderati. Il risultato è stato che i risparmi di molti in questa situazione si sono azzerati completamente e spesso si sono generati debiti verso le piattaforme di trading anche per centinaia di migliaia di euro. Se i famosi 5.000 euro fossero stati investiti (short) a leva 100 sul franco svizzero, la perdita sarebbe stata di 150.000 euro. Non sappiamo come andrà a finire questa vicenda. Plus24 riporta che diverse piattaforme di trading stanno cercando di recuperare i crediti verso i clienti, mentre altre hanno deciso di farsi carico delle perdite.
 
Al di là degli sviluppi, è bene fare una riflessione. La diffusione di questi strumenti purtroppo non stupisce, in un paese dove si spendono oltre 80 miliardi all’anno nel gioco d’azzardo. I prodotti a leva, soprattutto al crescere della stessa, assomigliano infatti molto di più a una scommessa che non a un investimento. Quest’ultimo infatti non può prescindere da un principio di diversificazione e gestione del rischio, e difficilmente uno strumento che potrebbe in un colpo annullare i risparmi, se non creare perdite ingenti, rispecchia queste caratteristiche.
 
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Pubblicato il 03 febbraio 2015 da Lorenzo Saggiorato staff