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Dazi USA sui prodotti europei: ecco cosa può accadere alle esportazioni italiane

Un vecchio detto dice “occhio per occhio dente per dente” e sembra che Donald Trump abbia intenzione di applicarlo alla lettera. La legge del taglione questa volta però rischia di ritorcersi contro i prodotti europei, e quindi anche quelli “Made in Italy”.

L’amministrazione Usa sta studiando infatti la possibilità di introdurre dazi doganali nella misura del 100% su alcuni prodotti europei. Secondo il Wall Street Journal nel mirino ci sarebbero principalmente la Vespa (Piaggio), l'acqua Perrier della Nestlè, il formaggio francese Roquefort, le moto svedevi della Husqvarna e quelle austriache della Ktm.

Ma da cosa nascono queste ritorsioni?

Facciamo un passo indietro. Le frizioni commerciali tra Stati Uniti ed Europa risalgono al 1988, quando l'Unione europea, per tutelare la sicurezza alimentare dei consumatori, aveva vietato l'importazione di carni bovine americane trattate con ormoni.
Quello della carne è un settore economico cruciale per gli Stati Uniti: l’esportazione vale 6 miliardi di dollari l’anno con un indotto di 7,6 miliardi che garantisce circa 50.000 posti di lavoro.
A causa delle misure europee, nel 1996 gli Stati Uniti e il Canada ottennero dall’allora OMC (Organizzazione Mondiale del Commercio) l'autorizzazione a imporre sanzioni commerciali sui prodotti provenienti dall’Europa. La disputa si risolse definitivamente nel 2009 quando gli Stati Uniti decisero di eliminare i dazi a patto che l’Unione Europea incrementasse le importazioni di carni bovine non trattate da ormoni.
Tutto ciò effettivamente è confermato dai fatti.

Importazioni di carne bovina dagli Stati Uniti all'Europa

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata invece il fallimento del Ttip (Transatlantic Trade and Investment Partnership) e cioè l’accordo di liberalizzazione commerciale tra l’Europa e gli Stati Uniti. Uno degli obiettivi dichiarati del Ttip era quello di eliminare i dazi sui prodotti ma anche quello di favorire una convergenza normativa sugli standard di qualità e sicurezza sui prodotti. In sostanza, più libero commercio e meno controlli sulle merci.
Saltato il Ttip, il Congresso americano, nel 2015, ha approvato una serie di leggi che rendono più agevole la possibilità di adottare tariffe ritorsive dopo la mancata cooperazione europea. Oggi queste misure potrebbero addirittura inasprirsi come ha fatto intendere l’amministrazione Trump.

Ma tutto ciò è ammissibile secondo le regole fissate dal WTO (World Trade Organization)?

Sulla questione delle carni trattate con ormoni, il WTO si era già espressa a favore degli Stati Uniti. Il discorso adesso riguarda i dazi punitivi del 100% su alcuni prodotti europei.
Il principio cardine cui si fonda la regolamentazione del WTO è quello di 'non discriminazione', e cioè di riservare un trattamento non dissimile tra prodotti esteri e locali. Ma all’interno delle regole del GATT (General Agreement on Tariffs and Trade) è anche prevista la possibilità di introdurre misure restrittive alle importazioni nel caso in cui siano esse siano necessarie a proteggere la salute umana e dell’ecosistema.
L’impressione è che la disputa tra Europa e Stati Unita possa continuare a ritmo di colpi bassi caratterizzati da agguerrite dichiarazioni ritorsive.  

Quanto vale l’export italiano verso gli Stati Uniti?

Export italiano verso gli Stati Uniti: al primo posto autoveicoli e moto, al secondo navi e imbarcazioni e al terzo vini e prodotti imbottigliati

Nel 2016, l’export italiano verso gli Stati Uniti è stato di 37 miliardi di euro (circa il 9% sul totale delle esportazioni italiane). Stiamo parlando del terzo partner commerciale alle spalle di Germania e Francia. Tra i prodotti più esportati dall’Italia verso gli Stati Uniti ci sono gli autoveicoli (a quattro e due ruote), le navi e le imbarcazioni, vino e prodotti imbottigliati1
I vini italiani sono stati il prodotto che ha registrato la maggiore crescita nell’ultimo anno (+6,1%).
Secondo uno studio di Prometeia, l’introduzione dei dazi (ipotizzando uno scenario simile a quello degli ani ‘80, precedente all’introduzione degli attuali accordi commerciali) costerebbe all’Italia una contrazione di circa 800 milioni di euro del suo export con gli Stati Uniti.

Tuttavia, i dazi doganali, qualora venissero applicati, penalizzerebbero non solo la competitività delle aziende italiane nel mercato statunitense ma anche e, forse più duramente, i consumatori americani che vedrebbero di colpo raddoppiare il costo di questi prodotti. 


 I risultati relativi alle statistiche elaborate in base alle unità di attività sono ripartiti al livello a quattro cifre (classe) della NACE.

Pubblicato il 30 marzo 2017 da Elisabetta Villa staff