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È la fine della garanzia sui depositi bancari?

 
La garanzia sui depositi bancari potrebbe cambiare e non essere più come prima. La Bce sta infatti pensando di rivedere le regole da attuare in caso di crisi bancaria. 
Un vero e proprio ordigno che se innescato scatenerebbe il panico tra tutti i piccoli correntisti. Per intenderci, coloro che tengono in banca una somma inferiore a 100mila euro. 
Per come lo conosciamo oggi, il bail-in stabilisce che i piccoli correntisti rimangano esclusi dal coinvolgimento nei dissesti bancari. Infatti, agirebbe su di loro la garanzia del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD).
 
 

Cos’è e come funziona il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi?
 

Il FITD è uno consorzio vigilato dalla Banca d’Italia al quale aderiscono tutte le banche (Spa e popolari) che operano in Italia. Il suo principale scopo è di evitare il verificarsi di una corsa agli sportelli da parte dei risparmiatori. 
Infatti, in caso di liquidazione di una banca, il FITD interviene per rimborsare i depositi dei correntisti. La tutela del FITD si applica a: depositi in conto corrente, depositi vincolati (conti di deposito), certificati di deposito nominativi, libretti di risparmio nominativi e assegni circolari.
Il limite massimo della garanzia è di 100mila euro e viene applicato per depositante e per banca. Lo schema di finanziamento del FITD prevede un impegno delle banche consorziate volto a raggiungere lo 0,8% dei depositi protetti. Sarebbe inoltre prevista una contribuzione ex-post (lo 0,5% dei depositi protetti) qualora i fondi non siano sufficienti. In questo caso, il condizionale è quanto mai d’obbligo.
 
 

Il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi è sicuro?


A proposito del FITD, ci eravamo espressi in tempi non sospetti sostenendo che la sua effettiva tenuta in caso di crisi sistemica sarebbe tutta da provare. E i dati pubblicati dall’EBA (Autorità Bancaria Europea) sui mezzi a disposizione degli Schemi di Garanzia dei Depositi, lo dimostrano.
 
Al 31 dicembre 2016, in Italia i fondi rimborsabili dal FITD risultavano pari a 577miliardi di euro. Si tratta della massa di tutti i conti bancari (inferiori a 100mila euro) posseduti dai correntisti in Italia.
Alla stessa data, i mezzi finanziari disponibili, e cioè la dotazione del FITD per rimborsare i correntisti, era di 543milioni di euro (lo 0,09% delle masse rimborsabili).
Per intenderci, se hai 10mila euro sul conto corrente, il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi avrebbe oggi soltanto 9 euro a disposizione per te.
 
 
Ammontare dei depositi garantiti e disponibilità finanziaria del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi
Fonte: EBA
 
 
Che cosa ne pensa l’EBA? Secondo l’EBA, “la possibilità che molteplici fallimenti bancari di grandi  dimensioni si verifichino simultaneamente è abbastanza remota. Pertanto, la quantità di mezzi finanziari disponibili negli DGS (Schemi di Garanzia dei Depositi) è fissata per garantire che siano disponibili fondi sufficienti per affrontare la maggior parte dei fallimenti, senza sottrarre troppo denaro dal sistema finanziario per un'eventualità che si verifica raramente”.
 
Vi sentite più sicuri adesso? Non avete ancora sentito l’ultima…
 
 

Cosa propone la Bce per i depositi bancari garantiti?

 

La Bce potrebbe modificare l’attuale Direttiva sulle crisi bancarie (BRRD) e rimuovere la sicurezza anche sui depositi inferiori a 100mila euro. La proposta, per adesso, è soltanto al vaglio dei regolatori di Francoforte.
 
“Prima che si attivi la procedura per la risoluzione della crisi bancaria, le autorità competenti possono sospendere temporaneamente (per un massimo di 5 giorni) il ritiro dei depositi, anche quelli protetti dal Fondo Interbancario di Tutela”. Verrebbe tuttavia concessa la possibilità di prelevare piccoli importi per sostenere le principali spese quotidiane. È quanto recita la Bce nel documento di revisione delle crisi bancarie.
 
Perché la Bce sta pensando di congelare i conti correnti di una banca in difficoltà? Nel documento si legge che la proposta è stata avanzata per “reagire tempestivamente alla fuga di liquidità” che si manifesta solitamente durante i mesi precedenti alla dichiarazione di default.
L’esempio delle banche venete fa da scuola.
Nei mesi precedenti al rocambolesco salvataggio dei due istituti veneti sono usciti circa 20 miliardi di euro (8,8 per Bpvi e 12 per Veneto Banca). 
 
Il rischio più grande di una simile riforma è quello di chiudere la stalla dopo che i buoi più grandi (azionisti e obbligazionisti) sono già scappati. Con buona pace dei nostri cari piccoli risparmi
 
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È la fine della sicurezza sui depositi bancari? Forse, ma la domanda più giusta sarebbe: “Ne abbiamo mai avuta una prima?” 
 
 
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Corsa agli sportelli
 
Atene 1 luglio 2015, il governo di Tsipras introduce il controllo dei capitali durante la crisi greca. Una lunga fila di persone è in attesa per prelevare denaro contante dal bancomat di una banca. 
Pubblicato il 27 novembre 2017 da Elisabetta Villa staff