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La verità dietro ai fondi a cedola: ecco i numeri

 
Fondi a cedola: i prodotti preferiti dagli investitori italiani, dalle banche e dai collocatori. Ne abbiamo parlato ripetutamente in questo blog soprattutto per mettere in guardia i risparmiatori dai principali difetti di questi prodotti.
Sono molti i fondi comuni di investimento che appartengono a questa categoria che promettono ai sottoscrittori una cedola periodica (un extra rendimento) ma che in realtà la prelevano dal capitale investito. Infatti se la gestione del fondo genera un rendimento sufficiente a pagare le cedole, il cliente si vede pagare quanto promesso e il suo capitale non viene intaccato; in caso contrario, le cedole possono essere prelevate in parte o in tutto dal capitale investito. Di seguito riassumiamo i risultati di un’analisi originariamente apparsa su Lavoce.
 
Sono stati analizzati 287 fondi con finestra di collocamento (un periodo iniziale in cui è possibile sottoscrivere il fondo comune), cedole periodiche e scadenza.
 

In quanti casi la cedola è prelevata dal capitale? 

Un terzo dei fondi collocati in Italia paga le cedole intaccando il capitale iniziale.
Il 13% del campione ha intaccato il capitale iniziale e la riduzione del valore è stata maggiore del valore totale delle cedole staccate fino ad ora. In parole semplici il valore complessivo dell’investimento (valore dell’investimento + cedole incassate) è minore della somma investita.
 
Inoltre i fondi studiati sono stati divisi in tre gruppi in base alle scadenze. Su questo campione notiamo che:
 
Per i fondi di emissione più recente il numero di quelli che ha attinto dal capitale per pagare le cedole è in crescita;
Per i fondi emessi negli ultimi due anni, tre su quattro hanno pagato le cedole attingendo parzialmente al capitale, mentre più di un fondo su due ha generato una perdita complessiva superiore all’importo delle cedole pagate.
 

Ma allora perché i risparmiatori italiani comprano i fondi a cedola

Sono due i motivi che li rendono irresistibili agli occhi dei risparmiatori (oltre che un’abile politica di marketing dei venditori). Il primo è che in questo particolare momento storico si confrontano con il rendimento quasi nullo dei titoli di Stato. Il secondo è che hanno una struttura apparentemente molto simile ai titoli di Stato: una cedola e una scadenza. Il problema è che i fondi a cedola non sono obbligazioni. Infatti spesso le cedole che pagano non sono reali e alla scadenza, non rimborsando totalmente il capitale inziale,  possono riservare brutte sorprese. 
 
Ma per sollievo dei rispamiatori sul mercato esistono anche "buoni" fondi" che pagano le cedole solo quando la performance generata dal fondo è sufficiente per pagarle, senza andare ad intaccare il capitale investito. Quindi è meglio fare attenzione a quanto ci viene offerto e capire che tipo di fondo a cedola abbiamo davanti. 
Pubblicato il 02 dicembre 2016 da Elisabetta Villa staff