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Mercati in calo: la diversificazione tiene a galla i fondi

Scossoni geopolitici, mercati nervosi, alta volatilità, prezzi del petrolio sulle montagne russe, sono solo alcune delle notizie che quotidianamente mettono a dura prova le sorti dei nostri risparmi generando pericolosa emotività e timore negli investitori. 
I segnali poco incoraggianti sulla crescita del prodotto interno lordo e sulla solidità del comparto bancario domestico non hanno di certo fatto scendere il nostro Paese dall’altalena delle Borse mondiali che ha caratterizzato la prima parte del 2016. 
Il dissesto delle quattro banche coinvolte nel bail in ha rievocato i noti fantasmi del risparmio tradito del passato (i crack dell’Argentina, di Cirio, Parmalat, General Motors, WorldCom,ecc.).  
In un contesto sempre difficile da interpretare, quanto mai adatta risulta essere una strategia che può essere definita come regola d’oro degli investimenti: la diversificazione, cioè ripartire i propri risparmi per mitigare i rischi che ogni investimento porta con sè.  
 
Ma come fare per attuarla? E’ possibile anche per chi non ha grandi patrimoni?  A chi bisognerebbe rivolgersi?  
E’ per rispondere a queste esigenze che il settore del risparmio gestito ha ideato il fondo comune d’investimento, strumento che recita la parte di attore protagonista per la tutela del risparmio privato,  anche grazie all’offerta di soluzioni innovative e diversificate a seconda delle scelte d’investimento. 
 
Secondo il Regolamento Unico di Gestione dei Fondi Comuni di Investimento Italiani, infatti, l’investimento in azioni, obbligazioni e altre attività finanziarie emesse da un unico emittente è consentito solo nella misura massima del 5% del patrimonio del fondo.  Ciò significa che, nel portafoglio di un fondo comune d’investimento,  rientrano almeno una ventina di titoli emessi da società o enti diversi (come ad esempio le obbligazioni emesse da uno Stato). 
Nelle realtà, i fondi sono normalmente investiti in un numero ancor più elevato di titoli,  in modo da ottimizzare il rischio e il rendimento del patrimonio: nella maggioranza dei casi varia da una cinquantina per i portafogli concentrati, fino a diverse centinaia per quelli più diversificati.  
 
Perciò il sottoscrittore di una quota del fondo acquista di fatto una frazione di un portafoglio vasto e molto diversificato, cosa che non sarebbe possibile replicare se non con un patrimonio personale elevato e a fronte di più alti costi di transazione. Tralasciamo volutamente gli altri vantaggi, il primo rappresentato dal fatto che nel caso di un fondo comune di investimento il portafoglio è costruito in modo professionale dalle persone e dalla Società di Gesdtione del Risparmio (SGR) che lo gestisce.
 
Viene da sé che, il crollo di un titolo di una singola impresa o di fallimento di uno stato influisce soltanto in maniera marginale sulla patrimonio del fondo.  
Quindi, anche nel caso in cui, un intero comparto di titoli (come quelli bancari) attraversa fasi di mercato particolarmente turbolente, la diversificazione del fondo riesce ad attenuare l’andamento negativo di questi investimenti e, magari, addirittura controbilanciare questo rendimento con le performance positive di altri titoli e settori presenti nel fondo. 
Un esempio eloquente dei benefici della diversificazione: negli anni abbiamo visto grandi crisi, innumerevoli fallimenti di aziende (anche con colpe gravi, da Parmalat a Enron) e di Stati, ma nonostante tanti eventi avversi nessun fondo comune di investimento è mai fallito. 
 
Grazie a questa caratteristica di contenimento del rischio di perdita ingente e irrecuperabile dei propri soldi, i fondi rappresentano uno strumento d’investimento che meglio incarna il valore del termine sicurezza tanto caro al risparmiatore.  
Secondo Assogestioni, l’associazione del risparmio gestito, esistono almeno cinque buoni motivi per impiegare i propri risparmi nei fondi comuni, in tutte le condizioni di mercato e non solo in periodi difficili per i mercati finanziari. 
Un altro esempio?
La separazione del patrimonio del fondo da quello della società di gestione: le somme investite devono per legge essere custodite in una banca depositaria indipendente dalla società di gestione.
Questa forma di garanzia è stata molto apprezzata dai risparmiatori durante le fasi più calde dell’ultima crisi finanziaria. Infatti, se da un lato gli azionisti o i possessori delle obbligazioni di Lehman hanno visto polverizzare il loro investimento, i sottoscrittori dei fondi comuni gestiti dalla banca d’affari Lehman Brothers sono riusciti a mettere in salvo il proprio patrimonio, proprio perchè era custodito in una banca depositaria.
Rischi e opportunità sono parte di qualsiasi investimento: dobbiamo sempre fare domande su entrambi gli aspetti prima di sceglierne uno, qualunque sia, anche un conto deposito
Pubblicato il 09 maggio 2016 da Luigi Ripamonti staff