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Bufera sulle polizze vita, ecco cosa ha deciso la Cassazione

Polizze vita di nome, investimento finanziario di fatto. È questa la decisione espressa dalla Corte di cassazione, recentemente intervenuta (sentenza 10333/2018) per fare chiarezza sulla spinosa questione della differenza tra polizza vita e contratto di investimento finanziario. A rischiare di più sarebbero le polizze vita "unit linked" e "index linked" legate al ramo III.

di Elisabetta Villa - 9 maggio 2018 - 3'

Polizze vita di nome, investimento finanziario di fatto. È questa la decisione espressa dalla Corte di cassazione, recentemente intervenuta (sentenza 10333/2018) per fare chiarezza sulla spinosa questione della differenza tra polizza vita e contratto di investimento finanziario.

Ecco i chiarimenti resi noti dai giudici della Suprema Corte di Cassazione:

  • La polizza assicurativa sulla vita deve intendersi come un contratto il cui rischio del contraente (l’evento relativo alla morte) sia sostenuto dall’assicuratore.
  • Quando invece manca la garanzia di conservazione del capitale e il rischio di prestazione della polizza viene assunto dall’assicurato, il contratto si configura come un investimento finanziario.

Pertanto, se Tizio sottoscrive una polizza vita il cui pagamento del premio sia subordinato alle performance di un fondo comune, indice azionario o altri strumenti finanziario si tratterebbe a tutti gli effetti di un contratto di investimento finanziario.

Cosa cambia sulle polizze vita?

Chi sottoscrive una polizza vita possiede il vantaggio del cosiddetto “tax deferral” (differimento della tassazione al momento del riscatto della polizza). Questo comporta la possibilità di reinvestire ogni anno la parte d’imposta annuale che altrimenti verrebbe decurtata dal patrimonio.

A fini ereditari, inoltre, le polizze vita non ricadono nel patrimonio del defunto, poiché rientrano nella disciplina del contratto a favore di terzi e pertanto sarebbero esenti dall’imposta di successione.

Le polizze assicurative del ramo vita sono infine impignorabili e insequestrabili e non soggette ad azione revocatoria in caso di fallimento.

La riqualificazione della polizza vita in contratto di investimento finanziario comporterebbe la perdita integrale dei benefici fiscali, successori e di protezione patrimoniale.

Qualora si riscontrasse la natura speculativa della polizza vita, questa sarebbe assoggettata a pignoramenti e sequestri e trattata alla stessa stregua fiscale e successoria di un prodotto finanziario.

Quali polizze vita rischiano di più?

A tremare di più sono le polizze unit linked e index linked (ramo III) le cui performance dipendono nel primo caso dall’andamento delle quote di un fondo comune e nel secondo dai risultati di un indice azionario.

Il giro d’affari delle polizze “ramo III” sta sempre di più assumendo rilevanza sul mercato italiano. A dimostrarlo sono i dati resi noti dal sito dell’Ania, l’associazione che riunisce le principali compagnie assicurative in Italia.

Alla fine del 2017, i premi assicurativi sottoscritti dalle famiglie italiane nel ramo III ammontano a 31,3 miliardi di euro, un terzo del totale dei premi relativi al comparto vita.

Siamo in attesa di conoscere le reazioni dell’Ania e gli effetti che questa storica sentenza avrà sul mercato assicurativo.

Nel frattempo, la Cassazione ha fornito un segnale forte volto a sciogliere i dubbi relativi sulle polizze vita che rischiavano di generare eccessiva confusione tra i risparmiatori e che forse per anni sono stati cavalcati appositamente dall’imprese assicurative per effettuare raccolta.

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