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Trade war: perché la mano invisibile ha fallito?

Se il libero commercio aumenta il benessere di imprese e consumatori, perché siamo piombati nel mezzo di una Trade War globale?

di Piero Cingari - 11 Giugno 2019 - 5'

La Trade War oggi è considerata il pericolo numero uno per l’economia globale. Una maggiore chiusura commerciale e un inasprimento dei rapporti tra le due superpotenze mondiali, potrebbero riportare presto il mondo ai tempi bui che non si vedevano dalla Guerra Fredda.
Ma dietro a quella che a prima vista può apparire come una guerra tra Stati Uniti e Cina a suon di tweet provocatori e dazi commerciali, si nascondono interessi geopolitici ed economici molto più importanti.

Ma come siamo giunti fin qui? 

Le tariffe (o dazi) commerciali sono state a lungo utilizzate dai paesi per sostenere le industrie domestiche rendendo le importazioni più costose e spingendo i consumatori ad acquistare beni nazionali.

Fino alla prima metà del Novecento, ogni grande economia occidentale applicava dazi commerciali con l’obiettivo di proteggere le industrie domestiche.

Nel grafico in basso, tratto da una ricerca di Bank of America Merril Lynch si può notare che l’Italia è stato uno dei paesi avanzati con le percentuali più alte di tariffe commerciali sulle importazioni dall’estero.

Fonte: BofA Merril Lynch

Dopo la seconda guerra mondiale, la maggior parte dei paesi del mondo ha iniziato a sposare le idee del libero mercato e del libero scambio.
Sono nate così le grandi organizzazioni internazionali, prima il GATT e poi nel 1995 il World Trade Organization (WTO), il cui scopo principale è abbassare gli ostacoli commerciali ed incentivare gli scambi tra le nazioni. Liberare i flussi commerciali dai dazi e dalle politiche protezionistiche avrebbe generato un mondo più ricco, produttivo, globalizzato ed efficiente.
I governi nazionali delle economie più avanzate hanno aderito al nuovo corso mettendo in atto politiche di stampo neoliberista che si rifanno alla metafora della mano invisibile di Adam Smith. 

Lasciare consumatori e imprenditori liberi di perseguire la massimizzazione dei propri bisogni sul mercato, conduce ad un maggiore benessere economico generale

Perché allora continuano ad esistere i dazi commerciali?

Quasi tutti i paesi chi in misura maggiore, chi minore, con le eccezioni di alcuni “porti franchi” come Hong Kong, continuano ad imporre determinate restrizioni commerciali. In generale, i paesi ricchi mantengono delle tariffe medie più basse rispetto ai paesi in via di sviluppo. La ragione è molto semplice. I paesi in via di sviluppo presentano industrie più fragili, spesso legate al settore primario, e desiderano proteggerle dalla competizione internazionale. Ecco in basso un grafico che mostra la differenza nelle tariffe medie tra i paesi ad alto reddito (1,8%), medio-alto reddito (4,3%), medio-basso reddito (6,1%) e basso reddito (9,1%).

Se il libero commercio fa stare tutti bene perché siamo piombati in una Trade War?

I benefici del libero commercio su scala globale sono stati per lo più finanziati dai consumatori americani.

Gli Stati Uniti d’America importano prodotti finiti più di ogni altra nazione di questo mondo, mentre la Cina ne è il primo esportatore globale. Nel 2018, il deficit commerciale degli Stati Uniti con la Cina ha raggiunto la cifra record di 419 miliardi di dollari.

Ma la guerra commerciale a cui assistiamo oggi va ben oltre le tradizionali politiche protezionistiche applicate sulle merci o sulle commodities.

Il terreno di scontro riguarda principalmente servizi ad alto valore aggiunto, come la finanza e le telecomunicazioni, nonché le attività immateriali come i brevetti tecnologici e industriali. In questo ambito, la Cina è il primo paese al mondo in termini di domande di brevetti e sta per sorpassare gli Stati Uniti d’America anche sulle pubblicazioni scientifiche. Entro il 2030, assumendo i tassi di crescita attuali, l’economia cinese diventerà la più grande al mondo.

Il bottino finale di questa Trade War tra Stati Uniti e Cina non può che essere dunque il dominio economico e politico internazionale per i decenni a venire.

Con buona pace di Adam Smith e una stretta di mano invisibile…

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