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Cosa ci dice la curva dei rendimenti americana?

Perché si parla tanto della curva dei rendimenti americana? Cos'è successo in passato quando questa si è invertita e quali sono le possibili spiegazioni?

di Piero Cingari - 26 Marzo 2019 - 5'

In questi giorni, si sente tanto parlare della curva dei rendimenti americana. Il motivo è abbastanza semplice. Negli ultimi 70 anni, l’inversione della curva dei rendimenti americana ha sempre anticipato l’arrivo di una recessione economica.

Facciamo però un passo indietro.

Che cos’è la curva dei rendimenti?

La curva dei rendimenti è essenzialmente un grafico che alle scadenze temporali associa i rendimenti offerti da un’obbligazione. I rendimenti, vale la pena ricordarlo, costituiscono la ricompensa che un investitore può aspettarsi di ricevere per detenere l’obbligazione fino alla scadenza.

Una curva dei rendimenti si dice positivamente inclinata se i rendimenti crescono al crescere delle scadenze. Solitamente, infatti, le obbligazioni con scadenze più lunghe di solito comportano un rischio più elevato e pertanto presentano rendimenti più alti rispetto alle obbligazioni con scadenze più brevi.

Al contrario, invece, quando la curva dei rendimenti è invertita (o negativa) le scadenze brevi presentano un rendimento più elevato delle scadenze più lunghe. In questo caso, gli investitori domandano un rendimento più elevato per prestare i loro soldi a breve termine, che riflette un minor grado di fiducia generale nell’economia.

Prendiamo come esempio proprio la curva dei rendimenti dei Treasury, i titoli di stato americani. L’inversione della curva dei rendimenti americana è avvenuta venerdì 22 marzo per la prima volta dopo il 2007. Come si vede dal grafico in basso, che ritrae la curva dei rendimenti americana al 26 marzo 2019, le scadenze brevissime (da 1 mese a 1 anno) presentano tassi di rendimento più elevati rispetto alle scadenze medio-lunghe (da 5 a 10 anni). Solitamente, per constatare l’inversione della curva, si guarda alla differenza tra il rendimento a 2 anni e quello a 10 anni.

Fonte: World Government Bonds

La curva dei rendimenti segnala una recessione, ma…

Negli ultimi 70 anni, la curva degli Stati Uniti si è invertita prima di ogni recessione economica. Questa tabella in basso, mostra nella prima colonna le date in cui si è rilevata l’inversione della curva, nella seconda colonna l’inizio della recessione e nella terza il numero di mesi tra le due date. Quando la curva americana si è invertita sono passati in media 17 mesi prima dell’arrivo della recessione.

 

Naturalmente, una curva dei rendimenti invertita è solo un’espressione delle opinioni degli investitori sulle prospettive economiche e, come tutti sappiamo, gli investitori possono sbagliare.

Detto in altre parole, la correlazione che c’è tra curva dei rendimenti e recessione non implica una relazione di causa-effetto.

Eppure, non tutti la pensano così e c’è chi addirittura sostiene che “una curva dei rendimenti invertita può fare molto di più che prevedere una recessione: può effettivamente causarne una”.

Stiamo parlando del vicepresidente e direttore delle ricerche della Federal Reserve di St. Louis, David Wheelock.

In un suo recente articolo, il ricercatore afferma che il contagio avviene attraverso il canale bancario. L’attività bancaria si basa infatti sulla trasformazione delle scadenze: in sostanza, le banche trasformano le loro passività a breve termine (come i depositi) in attività a più lungo termine (come i prestiti alle imprese e ai consumatori). Il profitto dipende dalla differenza delle due, ma quando i tassi a breve sono più alti dei tassi a lungo termine (curva dei rendimenti invertita) allora i profitti delle banche si riducono. Ciò può portare le banche a contrarre l’erogazione dei prestiti (credit crunch) che a sua volta può frenare l’attività economica.

Ricapitolando, dunque, un’inversione della curva dei rendimenti può effettivamente essere la causa una recessione economica proprio perché per le banche l’erogazione del credito diventa un’attività meno profittevole.

La curva dei rendimenti si rivelerà ancora una volta infallibile per le sorti dell’economia?

 

 

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