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Deficit pubblico: cos’è e perché l’Italia lo mantiene sotto il 3% del PIL

Deficit pubblico: l'Italia si interroga sul futuro in Europa

Avrai sicuramente sentito parlare della soglia del 3% nel rapporto tra deficit pubblico e PIL. Cosa significa questa misura e perché l'Italia vuole rispettarla?

di Piero Cingari - 7 settembre 2018 - 7'

Di questi tempi, tutti parlano di deficit pubblico e quasi nessuno sa di cosa si sta parlando.
Questo termine è conosciuto anche come disavanzo pubblico, da non confondere con il debito pubblico.
Iniziamo con le basi per poi capire la differenza tra disavanzo (o deficit) e debito pubblico.

Cos’è il deficit pubblico?

Il deficit pubblico è la differenza tra uscite e entrate statali.
Le entrate derivano dalle imposte dirette, indirette e dai contributi versati dai lavoratori.
Le uscite dipendono dalla spesa pubblica in beni e servizi e dagli interessi passivi sui prestiti dello Stato. Le principali voci di spesa pubblica in Italia includono le pensioni e l’assistenza sociale, l’istruzione, la sanità e gli stipendi pagati ai dipendenti pubblici.
Quando le entrate sono maggiori delle uscite (al netto degli interessi) si registra un “avanzo primario” o “avanzo di bilancio”.
Il disavanzo pubblico (o deficit pubblico) si verifica invece quando le uscite statali superano le entrate.
Il deficit pubblico si esprime solitamente in percentuale rispetto al PIL. Quando un Paese registra un disavanzo esistono due modi per finanziarlo: prendere denaro a prestito dai mercati oppure stampare moneta attraverso la propria banca centrale.

Quanto vale il deficit pubblico dell’Italia?

Per rispondere a questa domanda si deve guardare al bilancio annuale dello Stato.
Nel 2018, la spesa pubblica in Italia è di 848,9 miliardi di euro, che comprende 62 miliardi di spesa per gli interessi sul debito.
Nello stesso periodo, le entrate ammontano a 819 miliardi.
Il deficit pubblico vale dunque 29,9 miliardi di euro, dato dalla differenza tra le uscite e le entrate complessive.
Per intenderci, l’Italia è come un cittadino che ogni anno spende di più rispetto a quanto incassa.
Rapportando il deficit rispetto al PIL questo vale l’1,7%.
Sembrerà strano, ma a livello di conti pubblici l’Italia è uno dei paesi più rigorosi al mondo.
Infatti, escludendo la spesa per interessi, l’Italia si trova in posizione di avanzo primario, perché le entrate statali sono maggiori della spesa al netto degli interessi.
Ritornando all’esempio di prima, spendiamo di più a causa degli interessi che dobbiamo pagare sui debiti che abbiamo contratto in passato.
Come dimostra il grafico in basso, a parte il 2009, l’Italia ha sempre mantenuto un avanzo primario negli ultimi 23 anni. Nessun paese europeo, nemmeno la Germania, ha fatto meglio.

Fonte: AMECO – Commissione Europea

Ma perché allora in Italia ci si preoccupa così tanto del deficit pubblico?

Come detto prima, sull’Italia gravano 62 miliardi di spesa per interessi che si sommano alla spesa pubblica corrente. Gli interessi sul debito sono quelli che l’Italia paga a coloro che detengono i suoi titoli di stato (BOT, BTP, CCT).

Proprio a causa della spesa per interessi, ogni anno l’Italia “brucia” l’avanzo primario e registra un deficit pubblico.
Da cosa è determinato invece il debito pubblico? In pratica, il debito pubblico è il risultato della somma di tutti i deficit pubblici registrati negli anni.

Deficit/PIL al 3%: chi lo rispetta?

Avrai sicuramente sentito parlare del tetto del 3% nel rapporto tra deficit e PIL. La soglia del 3% è uno dei pilastri della disciplina di bilancio dell’Unione Europea ed è sancita nei parametri del Trattato di Maastricht. Nessuna teoria economica ha però dato fondamento scientifico a questa soglia.
Ma cosa accade se si supera la soglia del 3% nel rapporto tra deficit e PIL? In primo luogo, la Commissione europea emette un avvertimento preventivo e poi una vera e propria raccomandazione allo Stato Membro. Successivamente, scattano le sanzioni.
Tuttavia, non bisogna allarmarsi oltremodo se si supera la soglia del 3% nel rapporto tra deficit e PIL. Questo può avvenire per tutta una serie di buone ragioni. Ad esempio, nel 2009 tutti i Paesi avanzati registrarono ampi disavanzi di bilancio per far fronte alla crisi. Anche dopo il 2009, alcuni Paesi, come Spagna, Francia, Gran Bretagna, Giappone e Stati Uniti hanno ripetutamente superato quella soglia.

Paesi che mostrano deficit maggiore del 3% del PIL

L’Italia può allora superare il vincolo del 3%?

Oggi, gli italiani si interrogano sulla possibilità di sforare nella prossima legge di stabilità il vincolo del 3% del rapporto tra deficit e PIL.
Molti temono che questa scelta possa avere serie ripercussioni in termini di fiducia dell’Italia sui mercati finanziari, facendo crescere lo spread e i rendimenti dei nostri titoli.
In realtà non è tanto il deficit a preoccupare.
A pesare come un macigno è piuttosto l’enorme ammontare di debito pubblico accumulato negli anni, che oggi vale il 130% del PIL.
Su quella montagna di debito grava un onere annuale (la spesa per interessi) che annulla gli sforzi del governo generando deficit.
Tuttavia, è bene chiarire che maggior deficit non si traduce per forza in un incremento del rapporto tra debito pubblico e PIL.
Quando un’economia cresce più della percentuale di deficit rispetto PIL, allora il rapporto debito/PIL scende.
Questo vale in teoria, perché le speranze che oggi l’Italia possa crescere ad un tasso maggiore del 3% sono praticamente nulle. Se la produttività del paese rimane stagnante e non vengono attuate riforme che stimolano la crescita, l’unica via per ridurre il peso del debito pubblico è quella di mantenere un deficit contenuto.

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