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Economia italiana e rischio recessione: ecco come uscire dalla crisi secondo l’Ocse

L'Italia rischia di chiudere il 2019 con il segno meno davanti alla crescita del Pil. Ecco quali misure prevede l'Ocse per risollevare le sorti dell'economia...

di Piero Cingari - 3 Aprile 2019 - 6'

È allarme recessione per l’economia italiana. Stando infatti all’ultimo Economic Survey dell’Ocse, la crescita del Pil sarà negativa nel 2019 (-0,2%) e tornerà positiva (+0,5%) nel 2020.

Numeri ben più scoraggianti riguardano i livelli socio-economici della popolazione italiana.

  • Il nostro reddito pro-capite reale è più basso rispetto ai livelli del 2000. Siamo l’unico paese tra quelli sviluppati ad aver mostrato un trend negativo nella crescita dei redditi negli ultimi due decenni.
  • Circa 5 milioni di italiani vivono oggi al di sotto della soglia di povertà. I tassi di povertà assoluta sono aumentati durante la crisi e rimangono particolarmente elevati (l’8% della popolazione).
  • Anche se negli ultimi anni il tasso di occupazione è aumentato, rimane pur sempre uno dei più bassi tra i paesi Ocse.
  • Si ampliano le differenze regionali e il divario tra nord e sud del Paese. Nel mezzogiorno, il tasso di povertà sfiora il 30% e la forza lavoro occupata non arriva al 45%. Un’alta percentuale di giovani, circa il 20% non è in occupazione, istruzione o formazione, riducendo così il capitale umano e danneggiando le prospettive di lavoro.
  • L’emigrazione è tornata ai livelli degli anni ’70 e l’incremento maggiore si è registrato nella fascia compresa tra i 18 e i 39 anni.

 

Qual è la ricetta proposta dall’Ocse per far uscire l’Italia dalla crisi?

La ricetta dell’Ocse per curare l’economia italiana prevede un pacchetto di riforme che hanno l’obiettivo di aumentare la produttività e la crescita dell’occupazione, tenendo conto di aspetti come l’inclusione sociale e l’ambiente. Nel rapporto Ocse si legge infatti che “aumentare la crescita della produttività è fondamentale per innalzare il tenore di vita e compensare il grande effetto negativo dell’invecchiamento demografico e della riduzione della forza lavoro”.

In primis, però c’è la necessità di aumentare la credibilità fiscale portando l’avanzo primario almeno al 2%. Detto in altri termini, allo stato italiano viene chiesto di stringere ancor di più la cinghia, con politiche di bilancio improntate sull’austerità.

Senza entrare nel merito politico della questione, chiedere oggi una maggiore disciplina fiscale all’Italia suona quasi come una beffa. Strano ma vero, l’Italia negli ultimi 20 anni è stato l’unico paese in Europa ad aver registrato ogni anno (eccetto il 2009) un avanzo primario, e cioè delle entrate fiscale maggiori della spesa pubblica al netto degli interessi sul debito.

Secondo gli economisti dell’Ocse, ampi avanzi primari favorirebbero la riduzione dei tassi di interesse sui titoli di stato e porterebbero ad una minore spesa per interessi sul debito. Vale la pena però ricordare che l’effettiva riduzione dei tassi di interesse sui titoli di stato italiani, che si è vista negli ultimi anni, non è dipesa tanto dagli avanzi primari quanto dal programma d’acquisti forzato da parte della Bce.

Gli esperti dell’Ocse invitano inoltre l’Italia ad attuare “revisioni efficaci della spesa che aiutino a razionalizzare la spesa corrente, riallocando le risorse verso investimenti più produttivi”. Non manca inoltre una bocciatura generale in merito alle misure proposte dall’attuale governo. Sempre secondo l’Ocse, il livello di trasferimenti fornito dal “Reddito di Cittadinanza” rischia di incoraggiare il lavoro in nero e la creazione di trappole della povertà. “Quota 100” invece rischierebbe di peggiorare la disuguaglianza intergenerazionale e aumentare il debito pubblico.

Ecco riassunte in questi punti le raccomandazioni finali dell’Ocse per l’Italia:

  • Aumentare la credibilità fiscale definendo un piano fiscale a medio termine all’interno dell’UE Patto di crescita e stabilità, con l’obiettivo di aumentare costantemente l’avanzo primario.
  • Continuare a perseguire riforme per aumentare la produttività, comprese le misure per migliorare l’efficienza del sistema giudiziario attraverso miglioramenti nell’amministrazione processi e un maggiore ricorso alla risoluzione alternativa delle controversie.
  • Invertire le modifiche alle regole sul pensionamento anticipato (Quota 100) introdotte nel 2019 e preservare il collegamento tra età pensionabile e aspettativa di vita.
  • Abolire le spese fiscali che sono mal mirate o hanno obiettivi superati e aumentare gli sforzi per digitalizzare la pubblica amministrazione.
  • Ridurre il cuneo fiscale sul reddito da lavoro dei lavoratori a basso reddito e dei secondi percettori attraverso la riduzione dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro e delle tasse, pur mantenendo la progressività del sistema fiscale.
  • Semplificare gli aspetti più complessi del codice degli appalti pubblici, ma proteggere i poteri dell’autorità anticorruzione.
  • Razionalizzare e migliorare il coordinamento tra gli organismi coinvolti nelle regioni politiche di sviluppo rafforzando il ruolo e le competenze del centro enti governativi.
  • Rafforzare gli organi di governo metropolitano con il trasferimento di alcuni dei poteri di regioni e province.

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