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Il QE della BCE ha davvero funzionato?

A quattro anni di distanza dall'introduzione del QE, quali sono stati i risultati raggiunti?

di Alessandro Leozappa - 20 Maggio 2019 - 6'

26 luglio 2012, l’Europa si trova nella morsa della crisi dei debiti sovrani e Mario Draghi pronuncia tre parole che passeranno alla storia: “Whatever it takes”.

All’interno del mio mandato, la Bce è pronta per fare tutto il necessario per sostenere l'euro. E, credetemi, sarà sufficiente»

Mario Draghi

Ci vorranno però ancora 3 anni prima dell’inizio del gigantesco programma di acquisti di asset, conosciuto come Quantitative Easing (QE). Il principale scopo dichiarato dal QE era di riportare una stabile crescita economica in Europa. Alla riprova dei fatti, il QE ha funzionato?

Cos’è il QE (Quantitave Easing)?

Dopo l’ultima crisi finanziaria, la maggior parte delle principali banche centrali mondiali ha intrapreso interventi senza precedenti per ripristinare la stabilità finanziaria. Il QE fa parte di quella che viene definita politica monetaria non convenzionale.
Nei decenni precedenti alla crisi finanziaria globale, le banche centrali conducevano la loro politica monetaria attraverso due strumenti principali. In primis, fissavano il tasso di interesse e poi cercavano di “gestire le aspettative” dando agli operatori la sensazione di dove sarebbe andati i futuri tassi.

Per far fronte alla crisi, quasi tutte le banche centrali hanno portato i tassi di interesse a zero. Ma ciò non era sufficiente per far ripartire l’economia e riportare l’inflazione verso i livelli target.

Serviva qualcosa in grado di fornire una massiccia dose di liquidità al sistema finanziario. Così, le banche centrali iniziarono ad espandere i loro bilanci acquistando titoli pubblici attraverso il programma del QE.

Se mettiamo insieme i programmi intrapresi da Bce, Fed e Bank of Japan, la liquidità totale immessa nel sistema ammonta a 15 trilioni di dollari. 

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Economia e mercati finanziari
- di Luigi Ripamonti

Dove sono finiti i soldi del QE della Bce?

Come funziona il QE della Bce?

La Banca Centrale Europea inietta denaro nel sistema attraverso l’acquisto di obbligazioni sul mercato. La presenza sul mercato di un “compratore obbligato”, aumenta prezzo delle obbligazioni e ne abbassa il rendimento. Di conseguenza, una vasta gamma di tassi di interesse diminuisce e i prestiti offerti dalle banche diventano più economici. Gli effetti del QE iniziano così a propagarsi verso l’economia reale. Le aziende e i consumatori sono in grado di prendere in prestito a tassi più agevolati e a spendere di meno per ripagare i debiti. I maggiori consumi e maggiori investimenti supportano la crescita economica e la creazione di posti di lavoro. Con l’aumentare dei prezzi, la BCE raggiunge un tasso di inflazione vicino al 2% a medio termine.

Il grafico riporta il ritmo di acquisti mensile in mld di euro dei titoli di stato da parte della Bce (barre in blu, asse destro) e lo stock di acquisti in mld di euro effettuati dall’inizio del QE (linea rossa, asse sinistro). Fonte: BCE

Il QE ha funzionato? Ecco cosa ci dicono i dati…

Gli effetti più evidenti del Quantitave Easing si sono visti sul mercato dei titoli di stato e sui tassi di finanziamento.

1. Abbassamento degli spread

In generale, il QE ha avuto un impatto positivo sugli spread dei titoli sovrani in Europa. A partire dal 2015, si è vista una convergenza nei rendimenti dei titoli di stato tra i paesi della periferia (Italia, Spagna e Portogallo) e i paesi virtuosi (Germania in particolare), come dimostra il grafico in basso.

2. Abbassamento dei tassi di interesse per famiglie e imprese

Dall’inizio del QE, il costo del denaro per le famiglie e le imprese non finanziarie è sensibilmente diminuito. Riducendo il costo dei prestiti bancari attraverso il QE, la BCE ha incoraggiato i prestiti alle piccole imprese e alle famiglie nella zona euro.

Il grafico in basso mostra i tassi di interesse applicati dalle banche sui finanziamenti contratti dalle imprese (linea blu) e famiglie (linea gialla) dell’area euro.

La domanda che sorge spontanea dunque è capire se il miglioramento delle condizioni creditizie abbia comportato effetti positivi nell’economia reale. E su questo punto, non tutti i paesi dell’area euro sembrano correre sullo stesso binario.

Variazione del PIL reale 2015-2018

Nel quadriennio che va dal 2015 al 2018 l’area euro è cresciuta dell’8,4% in termini reali, con una media annua pari al 2,04%. A registrare la crescita maggiore nel periodo è stata la Slovacchia (+14,6%) e subito dopo la Spagna (+12,4%). I paesi che sono cresciuti meno sono invece Italia e Grecia. Negli ultimi quattro anni, il nostro paese ha registrato una crescita reale pari al 4,6%, mentre l’economia greca è cresciuta del 2,8%.

Fonte: Elaborazione Risparmiamocelo su dati Eurostat

Nonostante il QE abbia prodotto effetti positivi sui tassi di interesse, ancora oggi persistono enormi differenze nella crescita dell’economia reale tra i paesi della periferia (Italia, Grecia e anche Francia) e il resto dell’area euro.

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