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Le profezie (avverate) di Milton Friedman e Joseph Stiglitz sull’euro

stiglitz euro

Friedman e Stiglitz, Premi Nobel per l'Economia con visioni agli antipodi, eccetto per la critica verso l'adozione dell'euro da parte dell'Europa....

di Piero Cingari - 16 novembre 2018 - 6'

Milton Friedman e Joseph Stiglitz sono due economisti americani considerati tra i più influenti e apprezzati nell’ultimo secolo. Vincitori del Premio Alfred Nobel per l’Economia, vantano rispettivamente 162mila e 267mila citazioni in pubblicazioni scientifiche.

Friedman, fondatore del pensiero monetarista, è stato un radicale sostenitore del liberismo economico. Stiglitz, di impronta neo-keynesiana, ha da sempre ribadito l’importanza della politica fiscale degli stati. Due visioni agli antipodi, diametralmente opposte, che non lasciano spazio a vie di mezzo. O bianco o nero, mai grigio.

Eppure, fuori dagli schemi del loro pensiero, i due economisti su una cosa andavano d’accordo…

La profezia di Milton Friedman sull’euro

Tratto da: “The euro: monetary unity to political disunity, 1997” 

Correva l’anno 1997, quando Milton Friedman pubblicò un’analisi in cui sosteneva che l’Unione Monetaria avrebbe portato alla disgregazione politica in Europa.

“Una valuta comune è un ottimo accordo monetario in alcune circostanze, uno scarso accordo sotto altre”, diceva il prof. Friedman.

Gli Stati Uniti sono un esempio di area favorevole per l’adozione di una moneta comune. I suoi abitanti parlano la stessa lingua e possono muoversi liberamente da una parte all’altra, così come le merci e i capitali. Nonostante le differenti politiche fiscali, gli shock negativi  all’economia di uno stato vengono compensati da maggiori flussi finanziari da parte del governo federale”.

Al contrario, secondo l’economista di Chicago, il mercato comune europeo si trova in una condizione sfavorevole per adottare una moneta unica.

“È composto da nazioni separate, i cui residenti parlano lingue diverse e hanno una lealtà e ben maggiori al loro paese che all’idea di “Europa”. La regolamentazione delle industrie e del mercato del lavoro è più estesa che negli Stati Uniti. Di conseguenza, i salari e i prezzi in Europa sono più rigidi e meno mobili. In tali circostanze, soltanto la presenza di tassi di cambio flessibili, con valute nazionali, fornirebbe un meccanismo regolatore estremamente utile. Se un paese è colpito da shock negativi può allora svalutare il tasso di cambio, anziché abbassare i salari di migliaia di lavoratori o costringerli ad emigrare”.

Infine, Friedman affermava che l’adozione dell’euro era stata motivata dalla politica e non dall’economia. L’obiettivo era quello di collegare la Germania e la Francia in modo così stretto da rendere impossibile una nuova guerra.

“Credo che l’adozione dell’euro avrà l’effetto opposto. L’unità politica ha aperto la strada all’Unione Monetaria. Ma l’Unione Monetaria in condizioni sfavorevoli si dimostrerà un serio ostacolo al mantenimento dell’unità politica“.

La profezia di Joseph Stiglitz sull’euro

In tempi più recenti, nel 2016, Joseph Stiglitz è autore del best-seller “L’ euro. Come una moneta comune minaccia il futuro dell’Europa”.

Secondo l’economista neo-keynesiano, l’eurozona si trovava in difetto sin dal principio. Il tragico errore dell’Europa è quello di aver creato una moneta comune senza la presenza di uno “Stato” alle spalle che ne avrebbe garantito l’efficienza.

L’Unione monetaria è stata progettata con l’unico intento di contenere l’inflazione e, per riuscirci, i tecnocrati europei hanno imposto politiche di austerità insostenibili per alcuni paesi. Le regole del Trattato di Maastricht che limitano i deficit di bilancio e i debiti nazionali, hanno nei fatti impedito la risposta fiscale espansiva necessaria per ritornare a crescere. La crescita e l’occupazione sono stati messi in secondo piano e i paesi dell’area meridionale, i PIGS, hanno patito più a lungo gli effetti della crisi.

Come si può salvare l’euro? Secondo l’ex capo economista della Banca Mondiale, “l’Unione Monetaria non potrà sopravvivere né funzionare efficientemente senza un minimo grado di condivisione dei rischi, come ad esempio la previsione di debito pubblico europeo”. Ipotesi quasi impossibile da digerire per i paesi creditori.

Quanto alle prospettive future Stiglitz nutre pochi dubbi… “Oggi, l’area euro assomiglia a un matrimonio in crisi tra i paesi del Nord e i paesi del Sud. I costi di un’eventuale separazione, sia finanziaria che emotiva, potrebbero essere molto pesanti. Ma i costi per rimanere insieme potrebbero essere ancora più alti”.

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