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L’export italiano continua a crescere: euro più debole o salari più bassi?

L'export italiano è in continua crescita e il current account dell'Italia è stabilmente positivo da 6 anni. Quali sono i motivi che hanno migliorato la competitività del Made in Italy?

di Piero Cingari - 29 Gennaio 2019 - 5'

Negli ultimi anni, l’export italiano sta vivendo un periodo di gloria. La bilancia commerciale nostrana (differenza tra esportazioni e importazioni) ha segnato il suo sesto anno consecutivo in surplus. Nel 2018, dati aggiornati a novembre, il saldo commerciale ha realizzato un attivo di 36,1 miliardi di dollari.

Nei primi 11 mesi del 2018, le esportazioni italiane verso il resto del mondo ammontano a 427 miliardi di dollari, valore che le posiziona al settimo posto della graduatoria mondiale.

Anche a livello current account, l’Italia si trova in una posizione di attivo per 43,2 miliardi di dollari nei primi 11 mesi del 2018. Il current account, o conto corrente, indica la posizione netta di un paese con il resto del mondo. È dato dalla somma tra la bilancia commerciale, redditi netti (interessi e cedole dagli investimenti esteri) e trasferimenti netti dall’estero (derivanti ad esempio dalle rimesse dei nostri emigrati). Quando è in pareggio, i residenti del paese hanno abbastanza fondi per finanziare tutti gli acquisti nel paese. Un deficit del current account si verifica quando un paese importa più di quanto non stia esportando (cioè ha un saldo commerciale negativo). Ma può anche verificarsi quando i rendimenti degli investitori esteri sulle attività detenute nell’economia domestica superano i rendimenti detenuti dagli investitori nazionali nelle economie estere.

 

Perché l’export italiano continua a crescere?

Come si può vedere dai numeri appena esposti, le esportazioni nette di beni e servizi verso il resto del mondo generano, in larga misura, il surplus di conto corrente dell’Italia.

Questo significa che le merci italiane sono diventate via via più competitive sui mercati internazionali. Il prezzo è uno dei principali fattori che determinano vantaggi competitivi per le esportazioni. Il prezzo delle merci, a sua volta, è influenzato dal costo del lavoro e dall’andamento dei tassi di cambio.

Costo del lavoro (svalutazione interna)

Come si sa, i salari dei lavoratori rappresentano una delle voci di costo più rilevanti per le aziende. Il miglioramento delle condizioni sul mercato del lavoro spinge i salari dei lavoratori verso l’alto. Se un paese si trova in condizioni di piena occupazione, la carenza di lavoratori qualificati porta le aziende a pagarli di più per ricoprire i ruoli richiesti. Ma quando i salari crescono, le aziende spesso trasferiscono l’extra-costo sui prezzi dei prodotti.

In Italia negli ultimi 10 anni si è vissuto esattamente il contrario di quanto appena detto.

La crescita dei salari orari dei lavoratori italiani è rimasta piatta e oggi si trova ai minimi storici. Questo ha permesso alle aziende di ricorrere alla cosiddetta svalutazione interna, aumentando la competitività dei prodotti italiani.

Aumento percentuale annuo del salario orario medio in Italia

Cambio euro/dollaro (svalutazione esterna)

Anche il cambio euro/dollaro è in grado di rendere le merci italiane più vantaggiose sui mercati internazionali. Circa l’86% (44 miliardi di dollari) del saldo commerciale positivo dell’Italia si registra al di fuori dell’Unione Europea. Gli Stati Uniti sono il partner con cui l’Italia registra il maggior surplus commerciale (28,7 miliardi nel 2017).

Quando l’euro si svaluta contro il dollaro, le merci italiani diventano relativamente meno care per un cittadino americano. L’euro si è fortemente indebolito contro il dollaro a partire dalla primavera 2011, e poi in seguito quando Mario Draghi pronunciò il celebre “Whatever it Takes” annunciando l’inizio del Quantitative Easing. Con il QE, ne abbiamo parlato in questo articolo, la BCE ha iniziato a stampare moneta e inondare di liquidità il sistema finanziario. In un regime di cambi flessibili, la maggior offerta di euro in circolazione ne ha indebolito il rapporto con le altre valute, soprattutto rispetto al biglietto verde.

Il cambio euro/dollaro è sceso di circa il 25% dai massimi del 2011. Nel frattempo, le esportazioni nette italiane verso gli Stati Uniti ne hanno beneficiato passando da 13,5 miliardi del 2011 a 28,7 miliardi del 2017.

Concludendo quindi le performance positive dell’export italiano registrate negli ultimi anni sono da attribuire sia alla svalutazione interna sia a quella esterna. Il costo del lavoro è rimasto praticamente inalterato, mentre nel resto del mondo aumentava, e al contempo l’euro si è fortemente svalutato rispetto al dollaro.

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