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Perché la bilancia delle partite correnti dell’Italia continua a crescere? Euro debole o altri fattori?

L'economia italiana continua a rallentare, ma la bilancia dei conti con l'estero vive un momento di grande salute. Scopriamo perché...

di Piero Cingari - 5 Febbraio 2019 - 6'

Nonostante l’incertezza economica e geopolitica globale, negli ultimi anni la bilancia delle partite correnti dell’Italia (in inglese current account) ha messo a segno performance brillanti.

Ma perché il surplus italiano dei conti con l’estero è così tanto cresciuto negli ultimi anni? Per spiegarlo, metteremo a confronto due tesi diverse: la prima guarda alla crescita delle esportazioni e ai rapporti di cambio tra l’euro e le altre valute, dollaro in particolare; la seconda invece considera gli effetti provocati dalla domanda interna.

Perché l’euro debole è un fattore positivo per l’export italiano?

Una delle voci che compone il current account è la bilancia commerciale, data dalla differenza tra esportazioni e importazioni.  L’andamento dell’export italiano è influenzato dai rapporti di cambio tra l’euro e le altre valute: a parità di altre condizioni, un deprezzamento dell’euro produce un aumento dell’export italiano.

A confermare questa tesi è il rapporto 2018 della SACE Simest, “Keep Calm & Made in Italy

Cambio euro/dollaro e esportazioni italiane

In generale, circa il 50% dell’export italiano di beni è indirizzato verso mercati al di fuori dell’area Euro, con gli Stati Uniti primo mercato di destinazione (9% del totale).”

Un apprezzamento dell’euro nei confronti del dollaro si accompagna spesso ad una riduzione dell’export italiano e viceversa. Ma di quanto esattamente? Secondo le stime di SACE, un apprezzamento del cambio euro/dollaro del 10% è associato a una riduzione del volume delle esportazioni italiane dell’1,6%.

Oltre quota 1,30 dollari per euro, definita come la “soglia del dolore”, un ulteriore apprezzamento del 10% dell’euro produce una riduzione del 2,8% dell’export italiano.

Il cambio euro/dollaro non solo influenza l’export italiano verso gli Stati Uniti ma anche quello verso altre destinazioni. Dal dopoguerra a oggi, il dollaro ha sempre ricoperto il ruolo di “valuta dominante” negli scambi internazionali. Infatti, molte valute sono ancorate, completamente o parzialmente, al dollaro e la vendita dei prodotti italiani può essere regolata in dollari anche quando destinata a mercati extra-Ue.

 

Perché il calo della domanda interna influenza il current account?

Una tesi differente è quella proposta da Alberto Foà, Presidente di AcomeA SGR e voce storica del risparmio gestito italiano. Secondo Foà, il rapporto di cambio non è il canale che influenza direttamente il current account di un paese.

Da un punto di vista macroeconomico e contabile, le esportazioni nette dipendono dal livello della domanda aggregata di un paese. Se la capacità produttiva di un paese non riesce a soddisfare la domanda interna, sarà necessario importare beni dall’estero e quindi ridurre le esportazioni nette.

  • REDDITO = CONSUMI + INVESTIMENTI + SPESA PUBBLICA + ESPORTAZIONI NETTE
  • REDDITO – CONSUMI = INVESTIMENTI + SPESA PUBBLICA + ESPORTAZIONI NETTE
  • RISPARMIO – INVESTIMENTI – SPESA PUBBLICA = ESPORTAZIONI NETTE

L’Italia mostra un current account positivo dal 2013. L’anno prima entrò in vigore il “fiscal compact” che aveva introdotto misure di austerità fiscale nell’area euro comprimendo la domanda interna e di conseguenza le importazioni dal resto del mondo.

Il recupero di competitività dell’export italiano negli ultimi è stato influenzato dalla cosiddetta “svalutazione interna”, e cioè dal combinato disposto tra una bassa inflazione e un’assente crescita del costo del lavoro. Come si vede dal grafico sotto, inflazione e crescita dei salari in Italia si trovano oggi ai minimi storici.

Infatti, paesi che fanno ricorso ad ampi deficit di bilancio (meno tasse e più spesa pubblica), come gli Stati Uniti, si trovano in condizioni di disavanzo di current account strutturale, anche quando la valuta si deprezza.

La crescita dell’export italiano verso gli Stati Uniti, che vedevamo prima, è piuttosto dovuta all’aumento della domanda interna statunitense. Infatti, nonostante l’apprezzamento dell’euro nei confronti del dollaro nel 2018, le esportazioni italiane verso gli Stati Uniti sono comunque aumentate.

Infine, Foà avverte: “Non è sempre un bene quando il current account di un paese si trova ampiamente in attivo poiché questo implica inevitabilmente la presenza di squilibri economici da altre parti”.

La Germania è il paese con il current account più alto al mondo (circa 300 miliardi di dollari), un risultato frutto di una politica di austerity orientata a frenare la domanda interna e spingere l’export.

La riduzione delle importazioni tedesche, per eccesso di risparmio da parte dei consumatori e delle aziende in Germania, ha provocato squilibri nelle altre economie dell’eurozona (Grecia, Spagna, Italia, Irlanda e Portogallo in particolare). Oggi, il FMI e la Commissione Europea stanno infatti esortando la Germania a ridurre gli sbilanci commerciali e alimentare la crescita globale, anche all’interno della zona euro.

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