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Quanto spazio c’è per una politica fiscale espansiva in Europa?

Con lo shock del coronavirus sull'economia il tema della politica fiscale espansiva e coordinata a livello europeo è tornato fortemente in auge. Quali paesi godono di un maggior spazio fiscale per agire?

di Piero Cingari - 3 Marzo 2020 - 4'

Sostenere l’economia dagli impatti del coronavirus attraverso la politica fiscale. È l’appello fatto da imprese e consumatori in questa fase caratterizzata da profonda incertezza sulle sorti dell’economia.

L’impatto del COVID-19 sull’eurozona non è ancora visibile nei dati macroeconomici, ma molte aziende hanno già avvertito che le ripercussioni economiche saranno gravi, come spiegavamo qui.

Uno stimolo fiscale in Europa, caratterizzato dal taglio delle tasse e/o dall’incremento della spesa pubblica, rimane effettivamente l’ultima cartuccia da sparare dopo aver esaurito quasi tutte le munizioni della politica monetaria.

A dire il vero, in Europa, una politica fiscale espansiva era già stata richiesta da tempo, a cominciare dai numerosi inviti fatti da Mario Draghi ai governi europei per amplificare gli effetti positivi della politica monetaria attraverso una maggiore leva fiscale.
Nonostante i proclami della Bce, e anche del mondo accademico, i governi europei sono rimasti fedelmente ancorati ai diktat di Berlino e al rispetto dei parametri del Fiscal Compact.

Fino ad ora, il sogno di un bilancio comune dell’area euro è rimasto nel cassetto a causa dei timori degli stati parsimoniosi del Nord Europa sui rischi di spreco da parte degli stati del Sud.

Ma adesso che lo shock del coronavirus rischia di impattare fortemente sulle già basse aspettative di crescita economica, il tema di una politica fiscale espansiva e coordinata a livello europeo è tornato fortemente in auge.

La Commissione Europea sembra essere più aperta a concedere un maggiore margine di manovra sui limiti di bilancio imposti dall’UE per sostenere l’emergenza economica. Anche i ministri delle finanze del G7, in una riunione tenutasi il 3 marzo, hanno dichiarato congiuntamente di voler intraprendere azioni, tra cui misure fiscali ove opportuno, per aiutare l’economia nella risposta al virus.

Tuttavia, la capacità di reazione di un paese dipenderà interamente dal suo spazio fiscale. Vediamo dunque quali sono i paesi europei che possono agire in maniera più aggressiva sul fronte fiscale.

I livelli del debito pubblico in Europa

I paesi dal debito pubblico più basso sono quelli che in questa fase godono di maggior spazio fiscale per agire.

Come si vede dalla mappa in basso, i paesi più virtuosi si concentrano nel Nord Europa. Tra questi vi è la Germania che mostra un debito pubblico pari al 59% del suo PIL.
I paesi dal debito pubblico più elevato in Europa si trovano invece nell’area meridionale: Grecia (175%), Italia (136%), Portogallo (119%), Spagna (97%). Anche la Francia mostra un debito pubblico ben al di sopra della media dell’Eurozona. Per questi paesi lo spazio fiscale è dunque più limitato.

Quanto può spendere la Germania?

Con un Pil di circa 3500 mln di euro, la Germania da sola rappresenta ¼ dell’economia dell’area euro (escluso il Regno Unito).

Dal 2012 in poi, il bilancio dello stato tedesco è sempre stato in pareggio o positivo. La regola dello Schwarze Null (Black Zero Rule) impone a Berlino di avere introiti fiscali almeno pari alla spesa pubblica.

Recentemente, il ministro delle finanze tedesco Olaf Scholz ha dichiarato che potrebbe temporaneamente sospendere i freni del debito.

Assumendo investimenti pubblici pari all’1% del suo Pil, la Germania libererebbe circa 35 miliardi di euro nell’economia.

Secondo uno studio della commissione europea, questa leva fiscale produrrebbe un incremento più che proporzionale del Pil tedesco. Ma l’effetto a cascata sarebbe positivo per tutti i partner europei della Germania, e ovviamente anche per l’Italia.

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