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La bassa volatilità non manterrà i mercati calmi per sempre

La fine della bassa volatilità sui mercati finanziari potrebbe ben presto arrivare. A sostenerlo è Ben Carlson, editorialista di Bloomberg, che ha voluto risvegliare l'attenzione degli investitori su un tema troppo spesso sottovalutato. 

In molti la avevano già prevista nel 2017 che invece si è rivelato uno degli anni meno volatili mai vissuti dai mercati azionari.  
L' indice americano S&P 500 ha chiuso in positivo ogni mese dell’anno, mentre l'indice globale MSCI Worlde non scende di almeno il 5% da 19 mesi consecutivi. Un fenomeno mai visto prima d'ora sui mercati azionari. Eppure, la bassa volatilità non è una novità degli ultimi anni: è rimasta a fari spenti durante tutta la ripresa post crisi.


Come hanno fatto le attività rischiose a rimanere così calme in uno dei periodi così instabili a livello geopolitico?

Investitori, esperti ed economisti hanno tutti cercato di capire perché azioni e obbligazioni hanno viaggiato così stabilmente per più di otto anni.

La prima lezione è che la “volatilità politica” non si traduce necessariamente in volatilità sui mercati finanziari.
I mercati non sempre reagiscono a notizie o eventi nel modo in cui la maggior parte delle persone penserebbe.

La seconda lezione è che non c'è stata volatilità nella crescita economica. Anche se la ripresa non è stata così forte come in passato, questo periodo è stato molto stabile e verrà ricordato come uno dei meno volatili di sempre.

La volatilità economica continua a scendere ormai da decenni, sebbene ci siano stati picchi in ognuna delle ultime due recessioni. Il problema più rilevante è che la crescita negli ultimi anni, seppur stabile, si è dimostrata relativamente pallida. Una delle ragioni per cui la crescita economica è stata più volatile in passato è semplicemente perché ce n'era di più.

La tabella seguente mostra come i tassi di crescita del PIL mondiale siano diminuiti negli ultimi decenni sia in termini assoluti sia di volatilità.

Confronto tra crescita del PIL e volatilità. Il trend per entrambe le misure è decrescente

La ripresa post crisi non è stata né troppo calda né troppo fredda, e tutti adesso si aspettano un movimento robusto. È ovvio che questa calma piatta non potrà durare per sempre.

Se si guarda al passato, ci possono essere differenze tra l’andamento dei mercati azionari e il ciclo economico.
Il grafico seguente mostra la volatilità dell'indice S&P 500 ed evidenzia in grigio i periodi di recessione economica.

 

Indice S&P 500 e recessioni economiche mostrano una correlazione particolare.

Fonte: Bloomberg

 

Sebbene nella maggior parte dei casi la volatilità si è verificata in concomitanza di una recessione, alcuni picchi sono avvenuti al di fuori di una contrazione economica. Non sempre quindi, la volatilità sui mercati è in grado di prevedere una recessione. Ad esempio, il Black Monday del 1987, in cui le azioni persero il 22% in un giorno, non fu da presagio per l' arrivo di una crisi economica.
Guardando invece all’ultima recessione del 2008, il PIL si è contratto soltanto del 5,1% ma le azioni in certi casi sono scese di oltre il 50%. Questo spiega il fatto che il mercato tende a reagire eccessivamente e magnificare gli effetti da un lato o dall’altro.

Per concludere, la stabilità stessa può generare instabilità e scatenare prima o poi il panico tra gli investitori. La parte difficile in tutto questo è capire il momento esatto in cui il grilletto scatterà.

Per fortuna, esiste il modo di sfruttare la volatilità sui mercati grazie all’attivazione di optional automatici per i tuoi investimenti. In questo modo potrai migliorare il rendimento dei tuoi risparmi dominando gli errori tipici dettati dall’emotività. 

 

Pubblicato il 19 gennaio 2018 da Elisabetta Villa staff