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Banche e crescita: qualcosa si è inceppato

La Banca Centrale Europea nelle parole del Governatore Draghi ha ribadito ieri, nel corso della conferenza stampa mensile che il sistema bancario europeo continua (e sono oramai 3 anni abbondanti) a non prestare a sufficienza all’economia reale.

di Luigi Ripamonti - 7 Giugno 2013 - 4'

Due sono le principali critiche alle banche. In molti lamentano il fatto che pure prendendo a prestito liquidità dalla Banca Centrale Europea a tassi che così bassi, ma così bassi, non li avevamo davvero mai visti, le banche si rifiutano di erogare prestiti alle nostre piccole e medie imprese. Sono le stesse imprese che, escluse dai mercati finanziari, hanno un disperato bisogno di finanziamenti per non chiudere a causa della recessione.

Ma le banche sono criticate anche per un altro motivo: essersi assunte troppi rischi e avere di conseguenza bilanci a rischio di fallimento. Proprio per questo sarebbero nell’impossibilità di erogare finanziamenti per evitare di mettere ancora più a rischio la loro situazione patrimoniale.

Delle due l’una: o le banche hanno i soldi e si rifiutano di prestarli, oppure non sanno più a che santo votarsi se non al salvataggio quotidiano della Bce e chiudono la porta in faccia a chiunque bussi a chiedere soldi.

Per capirci di più, proviamo a considerare un’idea nota in economia, ma un po’ dimenticata nel dibattito sulla crisi bancaria europea: le banche sono procicliche.

In altre parole, la struttura di rischio tipica della banca è tale che la rende più incline all’attività di prestito alle imprese durante le fasi in cui la domanda è in crescita, e molto meno incline durante le recessioni.

Detto in parole semplici: la banca è quella cosa che ti offre insistentemente un ombrello quando non piove e lo rivuole frettolosamente indietro quando rannuvola. O ancora: la banca è quella cosa che ti presta i soldi se dimostri che non ne hai bisogno.

Queste sono le banche, la cui indole è peggiorata anche dalle scelte di gestione e di investimenti sbagliati (per anni) che amplificano questo comportamento.

Ma allora ha davvero senso pensare che le banche, o le banche centrali, se solo lo volessero, potrebbero far ripartire la domanda e la crescita ricominciando a prestare?

Solo parzialmente, a nostro avviso. In uno studio della BCE sull’accesso al credito e al finanziamento delle piccole e medie imprese in Europa, ripreso ieri da un interessante articolo de Linkiesta emerge, tra altre considerazioni, che il problema di accesso al finanziamento per le PMI italiane ed europee non è il primo problema denunciato da queste realtà.

Come emerge dal grafico 1 il primo fattore di preoccupazione e difficoltà per le 7510 Piccole Medie Imprese intervistate è “acquisire clienti” (citato dal 27% del campione), mentre l’”accesso ai finanziamenti” è il secondo problema, per 16% delle aziende europee intervistate, con un’ampia dispersione tra Paesi (Grecia, Spagna, Irlanda ed Italia ai primi posti e Austria, e Germania agli ultimi).

Far ripartire la crescita significa maggiore fatturato per le imprese, maggiore occupazione e dunque significherebbe un ritorno della domanda delle famiglie. Per questo è certamente molto importante rendere accessibili i finanziamenti, ma non è sufficiente.

Occorre l’altro lato della medaglia: avere imprese che investano e producano e che vogliano finanziarsi per crescere.

Occorre che sia reso semplice e poco oneroso per le imprese investire e svilupparsi e occorre incentivare le famiglie a spendere. Domanda e crescita dipendono molto dalla fiducia che abbiamo nel domani: se ci aspettiamo di perdere il lavoro, se ci aspettiamo di avere un reddito inferiore, se ci aspettiamo nuove tasse, non sarà molta.

Non si tratta solo eliminare il problema della contrazione dei prestiti alle PMI e far arrivare i finanziamenti all’economia reale come ribadito dal Governatore Draghi, ma anche di ricreare le condizioni per cui il motore dell’economia si rimetta in moto: rinunciare ad un po’ di austerità a favore di programmi seri di sviluppo.

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