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I banchieri tedeschi non si fidano dei BTp

I titoli di Stato italiani non sono mai stati così bene. Tuttavia i BTp non piacciono proprio a tutti. Negli ultimi anni i banchieri tedeschi hanno più che dimezzato l’esposizione al debito pubblico del nostro paese.

di Anna Schwarz - 18 Novembre 2014 - 5'

I titoli di Stato italiani non sono mai stati così bene. Tuttavia i BTp non piacciono proprio a tutti. Negli ultimi anni i banchieri tedeschi hanno più che dimezzato l’esposizione al debito pubblico del nostro paese.

Dal picco della crisi del debito nel 2011, i titoli di Stato italiani hanno visto un rapido incremento dei prezzi, con una riduzione quindi dei rendimenti. La discesa dei rendimenti è proseguita ben oltre i livelli pre-crisi. Gli investitori hanno dunque accettato un rendimento via via più basso per detenere titoli di Stato italiani, a riprova di un’aspettativa di miglioramento e di una crescente fiducia nel nostro paese. Ai massimi di sempre, per essere precisi.

La Banca dei regolamenti internazionali monitora e pubblica trimestralmente l’esposizione dei diversi sistemi bancari nazionali ai debiti degli altri paesi. Emergono dai dati i principali creditori esteri del nostro paese. La Francia, con un ammontare di titoli pubblici italiani pari a 360 miliardi di dollari, si posiziona al primo posto. Dopo un rapido incremento dell’esposizione, che ha superato i 550 miliardi all’inizio della crisi economica, la Francia ha ridotto l’ammontare di titoli italiani in portafoglio fino allo scoppio della crisi del debito europeo alla fine 2011, per poi tornare ad aumentare l’esposizione. Questo entusiasmo da BoT e BTp non è però condiviso da tutti. Tra gli investitori esteri, osserviamo come le banche tedesche, secondo creditore del nostro paese, abbiano fortemente ridotto la propria esposizione ai titoli di Stato italiani. L’ammontare detenuto dagli istituti di credito tedeschi si è più che dimezzato passando dai massimi di 270 miliardi di dollari del 2008 agli attuali 124 miliardi di dollari, meno di 100 miliardi di euro. L’esposizione al nostro paese rappresenta poco più del 4% dei titoli esteri detenuti dal sistema bancario tedesco. Emerge quindi che il rischio che le banche tedesche stanno decidendo di assumersi sull’Italia non è mai stato così contenuto negli ultimi 15 anni.

Perché è rilevante il fatto che i banchieri tedeschi si fidino meno del nostro paese?

La mancanza di fiducia da parte delle banche tedesche solleva nuovamente il tema, sopito, della sostenibilità del debito pubblico italiano. Si è più volte osservato come i fondamentali dell’economia, i dati che arrivano da crescita, occupazione, finanza pubblica, difficilmente giustifichino un tasso di rendimento sui minimi storici.

Uno dei principali argomenti di chi esclude la possibilità di una ristrutturazione del debito italiano è che questo non converrebbe tra gli altri alla Germania perché le proprie banche sono troppo esposte ai titoli italiani e si prefigurerebbe dunque un rischio sistemico. I dati offuscano però questa tesi perchè l’esposizione della banche tedesche è ai minimi sia in termini nominali sia di peso in portafoglio.

Per il risparmiatore italiano, i titoli di stato nazionali, anche a questi tassi, anche con questa situazione economica, continuano a essere uno degli investimenti più presenti nei portafogli. La scarsa propensione al rischio e le conoscenze finanziarie limitate fanno sì che i risparmiatori italiani investano in larga misura su titoli di Stato italiani e obbligazioni della banca d’appoggio. Viene dunque da chiedersi abbia senso per il risparmiatore continuare a investire una quota importante della propria ricchezza in titoli di Stato, quando degli investitori internazionali stanno riducendo l’esposizione.

È impossibile sapere se i rendimenti dei titoli di Stato italiani continueranno a scendere o se prevarranno i dubbi sulla scarsa remunerazione del rischio offerta dai BTp. Si dice che la sostenibilità di un debito sta negli occhi degli investitori. Fino a quando il mercato crederà che il debito italiano sia sostenibile e si fiderà della rete di sicurezza annunciata dalla BCE, la situazione per i nostri titoli pubblici potrebbe addirittura migliorare ulteriormente. La scarsa fiducia del sistema bancario tedesco però dovrebbe portare i risparmiatori a chiedersi se il rischio che assumono acquistando un titolo italiano, con questi tassi, sia remunerato correttamente, e soprattutto lo Stato ad affrontare i nodo del debito pubblico e della crescita, approfittando di questo stato di grazia sui mercati, prima che i timori mostrati dai banchieri tedeschi si diffondano.

Economisti e politici si sono seduti a parlare di sostenibilità del debito pubblico italiano: guarda cosa si sono detti.

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