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La corsa a ostacoli della Mifid

La commissione europea pensa già alle modifiche della direttiva sui mercati degli strumenti finanziari. La proposta di revisione però si muove sulle linee guida della normativa introdotta già nel 2004. Il settore del risparmio gestito in Italia deve ancora recepire i principi introdotti nel 2004. Non perché manchino le norme, ma forse perché mancano gli incentivi a farlo.

di Anna Schwarz - 21 Gennaio 2014 - 5'

La commissione europea pensa già alle modifiche della direttiva sui mercati degli strumenti finanziari. La proposta di revisione però si muove sulle linee guida della normativa introdotta già nel 2004. Il settore del risparmio gestito in Italia deve ancora recepire i principi introdotti nel 2004, non perché manchino le norme, ma forse perché mancano gli incentivi a farlo.

Nell’ottobre 2011 la commissione europea ha proposto una revisione della Mifid (Markets in Financial Instruments Directive), per rendere i mercati finanziari più efficienti, trasparenti, meno fragili e con lo scopo di rafforzare le tutele per gli investitori. La Commissione ha recentemente formulato una proposta sulle linee guida di questa revisione e ora la palla passa al Parlamento europeo e al Consiglio europeo: la normativa potrebbe diventare legge in un prossimo futuro. Tuttavia, la versione della Mifid del 2004 non si distaccava sostanzialmente da quanto proposto dalla revisione, soprattutto per quanto riguarda la tutela del risparmiatore e il contenimento dei costi. Perché quindi il risparmio gestito in Italia si è rivelato non attrezzato a fare propri i principi introdotti dall’Europa?

Grande attenzione è posta, oggi come nella prima versione, ai conflitti di interesse che pregiudicano le tutele del risparmiatore. Il tema è estremamente rilevante in un mercato in cui le banche hanno un ruolo preponderante, sia nella vendita di prodotti finanziari sia nel controllo delle società di gestione del risparmio. Guardano al caso dei fondi comuni, dall’indagine sul risparmio svolta dal Centro Einaudi per conto di Intesa Sanpaolo emerge che questi sono sottoscritti nell’85% dei casi tramite le banche, banche che a loro volta sono proprietarie delle principali società di gestione del risparmio. In questo contesto si colloca il monito di Consob che rileva come i prodotti finanziari spesso rispondano alle esigenze della rete di vendita piuttosto che a quelle dei clienti. Per queste ragioni sarebbe da vedere con favore lo sviluppo della consulenza, specialmente di quella indipendente, prevista dalla Mifid, che però rimane in Italia un attore marginale del mercato.

Con lo scopo di abbattere i costi dell’investimento in fondi comuni, la Mifid ha introdotto la possibilità di acquistare un fondo in modalità execution-only, ossia rinunciando ad un servizio di consulenza fornito dall’intermediario, il cui costo è incorporato nelle commissioni di gestione del fondo. I costi legati alla consulenza rappresentano oggi più della metà delle commissioni di gestione. La Mifid dà quindi la libertà di scegliere se acquistare il solo prodotto fondo comune o se acquistarlo insieme ad un servizio di consulenza. Quante volte vi è stata fatta questa proposta? Poche? Effettivamente, a oggi, sono pochissime le società di gestione del risparmio che propongono ai clienti retail fondi in modalità execution-only, perché a molti conviene vendere il pacchetto completo.

Il settore del risparmio gestito presenta evidenti punti deboli e carenze rispetto a quelle che sono, e che erano, le linee guida della Mifid. Tuttavia queste criticità non risiedono tanto in un mancato recepimento della normativa, quanto nella stessa struttura del settore che non ha incentivi a cambiare: non le banche, che beneficiano di una rendita di posizione essendo protagonisti lungo tutta la catena del valore, non le SGR, che spesso sono di emanazione bancaria. I risparmiatori sono spesso confinati nell’ignoranza e non possono prendere posizione. È possibile che con il tempo la situazione possa evolvere ma per accelerare tale processo potrebbero avere un impatto significativo le scelte dei risparmiatori, perché anche il settore del risparmio segue la domanda, come avviene in molti altri settori. Diventare risparmiatori consapevoli passa inevitabilmente per lo sforzo di dedicare una parte del proprio tempo a dedicarsi alla cura delle proprie finanze, ma oggi la rete mette a disposizione di chi è interessato una pluralità di fonti e strumenti per cui questo lavoro è meno duro di un tempo. Inoltre, evitare situazioni che presentano potenziali conflitti di interesse è il primo modo per tutelarsi, scegliendo quindi di relazionarsi con operatori indipendenti o affidandosi a consulenti esterni, che non dipendono da provvigioni sulla vendita di determinati prodotti piuttosto che altri.

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