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La Germania aggira le regole UE sul bail-in e salva una banca…

Un nuovo caso di salvataggio pubblico questa volta accade in Germania, il Paese paladino del bail-in...

di Piero Cingari - 7 Febbraio 2019 - 4'

La Germania, ancora una volta, predica bene e razzola male. Lo Stato europeo che più di ogni altro si è fatto promotore del bail-in, è intervenuto con denaro pubblico per salvare una sua banca. Il caso in questione riguarda Nord Lb, una landesbank impegnata nel credito al settore marittimo. Ed è proprio dalla crisi dello shipping che negli ultimi anni la banca tedesca ha accumulato una montagna di crediti deteriorati portando oggi il suo patrimonio al di sotto dei limiti regolamentari.

Per evitare il fallimento della banca, quindi, era necessario intervenire. E come previsto dalle regole europee, quando una banca si trova in dissesto scatta l’applicazione della direttiva sul “bail-in”. Il bail-in, o salvataggio interno, prevede che in caso di fallimento di una banca a rispondere siano in prima battuta gli azionisti, poi gli obbligazionisti (in primis i subordinati e dopo i senior) e infine anche i correntisti con più di 100.000 euro.

Di fatto, il bail-in fu introdotto per perseguire un obiettivo ben preciso: sciogliere il legame tra stato, contribuenti e banche. Prima del bail-in, i governi utilizzavano denaro dei contribuenti per salvare le banche in crisi. Si creava quindi un circolo vizioso che alimentava comportamenti di azzardo morale da parte dei banchieri: “assumo più rischi e se le cose vanno male c’è sempre Pantalone pronto a metterci i soldi”.

Tuttavia, il bail-in è rimasto perlopiù una “spaventosa ipotesi giuridica” che non ha trovato piena applicazione nelle recenti crisi bancarie europee. Nell’esperienza italiana, ad esempio, si è adottata una soluzione a metà strada tra il bail-in e il salvataggio pubblico, e cioè il cosiddetto burden-sharing. Il burden sharing, che deve essere approvato dalla Commissione Europea, prevede la condivisione degli oneri (svalutazione parziale o totale di azioni e obbligazioni subordinate) prima che siano coinvolti fondi pubblici nel salvataggio della banca.

Ma lo Stato tedesco, che in passato aveva più volte esortato i paesi del Sud Europa ad applicare il bail-in, ha pensato bene salvare di tasca propria la banca in dissesto.

La Nord Lb è stata infatti salvata da due Lander (Bassa Sassonia e Sassonia Anhalt) e dall’associazione pubblica delle casse di risparmio tedesche “Sparkassen”. Nella fattispecie, i due Lander verseranno 1,5 miliardi nella banca, e forniranno garanzie per 1 miliardo, mentre il fondo delle Sparkassen verserà 1,2 miliardi. Con l’iniezione di queste risorse, il capitale della Nord Lb tornerà a rispettare i requisiti patrimoniali minimi imposti da Basilea.

L’operazione della Nord Lb solleva non poche incongruenze che riguardano l’applicazione delle regole Ue sulle crisi bancarie.

In primis, il salvataggio della piccola banca tedesca si configura come un vero e proprio salvataggio pubblico, in violazione delle norme sul bail-in. Si tratterebbe addirittura di un doppio salvataggio pubblico, ad opera dei due Lander e del fondo interbancario (anch’esso pubblico). Secondo il premier della Bassa Sassonia l’operazione della Nord Lb è stata definita come “la migliore soluzione possibile”. Ma la Nord Lb aveva ricevuto anche un’offerta di acquisizione da parte di fondi privati (Cerberus e Centerbridge), la quale è stata prontamente scartata per dare priorità ai due Lander.

La banca tedesca ha ottenuto inoltre garanzie pubbliche sui debiti di nuova emissione, in barba alla normativa Ue sugli aiuti di Stato. Le banche che ricevono garanzie esplicite dallo Stato possono infatti finanziarsi a tassi molto più bassi, creando distorsioni competitive all’interno del settore.

Toccherà adesso alla Commissione Europea dare il definitivo via libera all’operazione. È altamente probabile che l’operazione Nord Lb possa andare in porto, perché la Germania potrebbe far leva su un precedente simile che riguardava la Caixa General de Depositos nel 2016.

La Germania comunque non è nuova a questo tipo di operazioni, anzi. Già prima dell’entrata in vigore del bail-in, aveva versato decine di miliardi di soldi pubblici per rimettere a posto i patrimoni delle sue banche.

Ancora una volta, il lupo perde il pelo ma non il vizio…

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