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La mappa europea sui costi dei prodotti finanziari: chi si salva e chi no

Un report pubblicato dalla Commissione Europea mette in luce le sostanziali differenze di costo che si avvertono nei prodotti finanziari venduti in Europa. Come si piazza l'Italia e perché persistono tali differenze?

di Luigi Ripamonti - 21 maggio 2018 - 6'

Persistono ancora troppe differenze tra i Paesi Membri dell’Unione Europea quando si tratta di costi dei prodotti finanziari.

È il monito lanciato dal report della Commissione Europea “La distribuzione dei prodotti di investimento all’interno dell’Unione Europea”, disponibile nella versione in inglese qui.

Lo studio analizza i costi e le spese di diversi tipi di prodotti di investimento offerti attraverso i canali di distribuzione più utilizzati, sia il tradizionale sportello bancario sia online.

Per quanto riguarda i fondi comuni di investimento, gli analisti della Commissione hanno tenuto conto delle seguenti voci di costo:

  • spese correnti annue (ongoing charges): costi ricorrenti che comprendono le commissioni di gestione del fondo e altre spese amministrative
  • commissioni di entrata (entry fees): costi una tantum pagati al momento della sottoscrizione in misura proporzionale al capitale investito.
  • commissioni di uscita (exit fees): costi una tantum pagati invece al momento del riscatto.

L’analisi non include le commissioni di performance, e cioè quelle che si generano quando il fondo ottiene una performance superiore rispetto al benchmark.

Mostriamo una mappa che mostra le differenze nei costi dei fondi comuni di investimento in Europa.

Costi dei fondi obbligazionari in Europa

Tra i paesi Membri si registrano rilevanti differenze nei costi dei fondi comuni obbligazionari. Paesi come Olanda e Danimarca mostrano spese correnti nettamente più basse rispetto ad altri come Polonia ed Estonia.

L’Italia si piazza terzultima in termini di spese correnti medie (1,3%) e penultima dietro il Regno Unito per commissioni di uscita (2,2%).

Commissioni di ingresso più alte vengono applicate in Spagna (5%) e Romania (3,5%) mentre in Danimarca sono pari allo (0,31%).

Costi dei fondi azionari in Europa

Differenze meno evidenti si avvertono invece quando si guarda alle spese correnti dei fondi comuni azionari distribuiti in Europa.

Escludendo Polonia (4,03%) da una parte e Regno Unito (0,94%) e Olanda (1,10%) dall’altra, le spese correnti medie tra i Paesi Membri oscillano tra l’1,54% e il 2,17%.

Costi maggiori e distanze più ampie si registrano nelle commissioni di ingresso e uscita. Particolare il caso dei fondi azionari italiani, che mostrano costi di entrata sopra la media (4%) e costi di uscita molto bassi (0,4%).

Costi delle polizze vita e fondi pensione

Il mercato che più di tutti vede la maggiore dispersione di costi tra i Paesi Membri, riguarda quello delle polizze vita e dei fondi pensione.

L’Italia è maglia nera in Europa nei costi annuali associati alle polizze vita con capitale garantito (3,68%), polizze con capitale non garantito (3,43%) e prodotti pensionistici a capitale garantito (2,35%).

Per fare un confronto, gli stessi prodotti in Francia costano rispettivamente lo 0,36%, 0,30% e 0,65%.

Perché esistono queste differenze nei costi dei prodotti finanziari?

L’Unione del Mercato dei Capitali, “Capital Market Union”, dovrebbe assicurare che i costi di prodotti finanziari appartenenti alle stesse categorie siano in qualche modo simili tra i vari Paesi Membri.

La realtà come abbiamo visto è ben diversa.

Secondo gli analisti della Commissione, il problema principale riguarda la capacità di comprensione dei costi resi noti dagli intermediari finanziari ai piccoli risparmiatori.

È molto difficile oggi per un piccolo investitore raccogliere informazioni comprensive sui costi dei prodotti finanziari e successivamente riuscire a interpretarle correttamente. Tutto questo ostacola il loro processo decisionale e li porta ad affidarsi ai soliti e più costosi prodotti forniti dalla banca o dall’assicurazione di cui sono già clienti”.

A questo, si collega inevitabilmente il basso livello di educazione finanziaria in Europa, con una proporzione di 52 adulti finanziariamente letterati su 100.

Non deve sorprendere quindi se i paesi che presentano i tassi più bassi di adulti in possesso di conoscenze finanziarie, come Italia (37%), Polonia (42%), Romania (22%) e Portogallo (26%), sono anche quelli che mostrano costi superiori alla media europea nei prodotti finanziari.

Questa correlazione è molto preoccupante perché significa che gli intermediari che operano nei singoli mercati europei sarebbero in grado di adattare i costi dei prodotti di investimento al livello di preparazione finanziaria della popolazione del rispettivo paese.

La speranza è che l’avvento della Mifid II possa rendere più esplicite, e quindi più comprensibili, le sostanziali differenze di costo che si avvertono nei prodotti finanziari venduti in Europa.

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