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La vera natura dei fondi estero-vestiti

Come mai una banca italiana, che è già proprietaria di una SGR italiana e che, normalmente, vende i prodotti a clienti italiani dovrebbe costituire una società all'estero, che crea prodotti identici a quelli italiani, e venderli a clienti italiani?

di Anna Schwarz - 12 Aprile 2013 - 5'

Come mai una banca italiana, che è già proprietaria di una SGR italiana e che, normalmente, vende i prodotti a clienti italiani dovrebbe costituire una società all’estero, che crea prodotti identici a quelli italiani, e venderli a clienti italiani?

Buona parte del risparmio gestito si trova oramai all’estero in fondi estero-vestiti, in cui noi risparmiatori perdiamo non una, ma due volte: direttamente a causa degli elevati costi di gestione e dei vincoli meno stringenti che regolano le attività finanziarie all’estero ed, indirettamente, a causa dell’arbitraggio fiscale.

Assogestioni – l’associazione italiana del risparmio gestito – indica nella sua Mappa Trimestrale che, a fine 2012, il patrimonio totale di fondi gestiti in Italia ammontava a circa 481 miliardi di euro. Di questi, solamente 148 miliardi sono gestiti da fondi tricolore, altri 124 miliardi sono in gestione presso fondi stranieri che operano in Italia e i rimanenti 209 miliardi sono gestiti attraverso società estero-vestite, cioè da fondi d’investimento di diritto estero, tipicamente irlandese o lussemburghese, che fanno però capo a società (banche o SGR) italiane.

Banca d’Italia riporta in uno studio sulle performance delle società di gestione del risparmio, che “le analisi sembrano ritenere che la performance al netto delle commissioni sarebbe esigua o addirittura nulla, in quanto l’extrarendimento generato sarebbe quasi interamente assorbito sotto forma di commissioni retrocesse alla rete di distribuzione e alla struttura proprietaria”. Infatti, abbiamo già visto come, da molti anni, vi sia una ripartizione iniqua dei proventi derivanti dagli investimenti che lascia ai risparmiatori solo il 40% del rendimento lordo. Il resto viene per lo più trattenuto da chi vende (distribuisce) i fondi – banche e reti di promotori finanziari.

Alla luce di tutto questo, i tanti fondi estero-vestiti sono in grado di danneggiare duplicemente il risparmiatore.

1)Attraverso norme meno severe sui prodotti finanziari

I fondi italiani operano secondo vincoli normativi che tutelano l’investitore finale seguendo il Regolamento per la gestione collettiva del risparmio. Per sfuggire a delle regole più stringenti, imposte da Banca d’Italia, è diventata prassi delle banche ed alcune SGR farsi autorizzare all’estero per poi vendere i propri prodotti in Italia sfruttando la libera circolazione di beni e prodotti dell’Unione Europea.

Prendiamo ad esempio il caso dei fondi a cedola con distribuzione di proventi che tipicamente applicano delle commissioni di performance – commissioni legate al buon rendimento del fondo applicate anche da altri tipi di fondi oltre che quelli a cedola.

Secondo il Provvedimento dell’8 Maggio 2011 della Banca d’Italia, i fondi italiani devono calcolare le commissioni di performance utilizzando un periodo minimo di 12 mesi mentre le Sicav lussemburghesi, come altri OICR di diritto estero, godono di un’ampia discrezionalità e utilizzano orizzonti temporali più brevi: si moltiplicano così i momenti in cui possono essere prelevate le commissioni dalle nostre tasche. Chi investe in fondi esteri o estero-vestiti rischia di pagare commissioni multiple complessivamente molto più elevate e non necessariamente giustificate dall’effettiva performance dell’anno.

2) L’arbitraggio fiscale

Il 90% delle società di gestione del risparmio in Italia fa capo a delle banche. Le banche ed i distributori di fondi e Sicav trattengono una parte sostanziosa delle commissioni (42-48%) trasferendo il rimanente 12-18% ai gestori dei fondi. Ma, nel caso delle società estero-vestite, dopo il danno arriva la beffa. Le banche italiane con fondi esteri cercano infatti di inviare la maggior parte delle commissioni all’estero dove, usufruendo di un’imposizione fiscale molto più leggera, possono pagare meno tasse e trasferire poi i proventi attraverso forme meno tracciabili dal fisco. Fortunatamente, l’Agenzia delle Entrate ha deciso di dare uno sguardo ai conti di società e banche e così, le istituzioni bancarie – ultima delle quali è Mediolanum – si vedono contestare centinaia di milioni di euro. Milioni di euro di tasse che spettano allo Stato italiano e che ci appartengono.

Per fortuna, c’è anche qualcuno che si comporta in modo corretto. Si stanno radicando sempre di più sul territorio italiano delle società di gestione del risparmio che sono indipendenti da banche e che operano con criteri di maggior trasparenza, offrendo prodotti a commissioni ridotte e trasparenti creati senza bisogno di andare all’estero.

Se tu non sai, a qualcuno conviene. Prima di comprare un prodotto italiano estero-vestito, chiediti come mai qualcuno te lo sta propenendo e quali sono le alternative.

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