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L’aumento dell’IVA scivola, ma nessuno ride

A pochi giorni dall’entrata in vigore del controverso aumento dell’IVA dal 21% al 22%, il Governo è riuscito a rinviare tale aumento di tre mesi. Una buona notizia per tutti noi! Anzi: no. Il mancato aumento dell’aliquota IVA, che è solamente rimandato ad ottobre, ha subito messo sul tavolo la questione delle coperture. E indovinate da dove lo Stato prenderà il miliardo di euro che verrà a mancare dai conti pubblici a causa dello slittamento dell’aumento dell’IVA? Dalle nostre tasche, come sempre!

di Roberto Brasca - 28 Giugno 2013 - 2'

A pochi giorni dall’entrata in vigore del controverso aumento dell’IVA dal 21% al 22%, il Governo è riuscito a rinviare tale aumento di tre mesi. Una buona notizia per tutti noi! Anzi: no. Il mancato aumento dell’aliquota IVA, che è solamente rimandato ad ottobre, ha subito messo sul tavolo la questione delle coperture. E indovinate da dove lo Stato prenderà il miliardo di euro che verrà a mancare dai conti pubblici a causa dello slittamento dell’aumento dell’IVA? Dalle nostre tasche, come sempre!

Dovendo rispettare dei vincoli sui Conti pubblici, il rinvio va necessariamente compensato con altre entrate (la copertura delle mancate entrate è infatti obbligatoria di fronte alla Commissione europea per gli affari economici) ed in questo caso il mancato aumento dell’IVA è finanziato con:

a) l’aumento dell’1% degli acconti IRPEF e IRAP per persone fisiche e società di persone,

b) l’aumento dell’1% degli acconti IRES e IRAP per le persone giuridiche,

c) l’aumento del 10% dell’acconto che le banche versano come ritenuta sugli interessi e sui redditi da capitale,

d) un’imposta di consumo pari al 58,3% del prezzo di vendita delle sigarette elettroniche.

Questa è la descrizione puntuale. Ma volendo capire la logica di tali provvedimenti, si può osservare che:

1) il rinvio dell’aumento di un’imposta è finanziato con l’aumento degli anticipi di altre imposte (!);

2) viene sostituito un aumento, con più aumenti, a danno della semplicità;

3) è rinviato un aumento di imposta legato alla volontà di spesa per l’acquisto di beni sul territorio italiano, mentre sono anticipati acconti di imposta (per soggetti giuridici) su redditi ancora non interamente prodotti;

4) non c’è una riduzione delle spese pubbliche;

5) è colpita con un’imposta molto alta una categoria merceologica non dannosa (la sigaretta elettronica), a differenza delle sigarette di tabacco che da questa potrebbero essere almeno in parte sostituite (con effetti benefici sulle spese sanitarie).

Non servono altri commenti. Un’altra decisione ai confini della realtà da parte di un Governo.

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