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Lettera di un risparmiatore contro la sua banca

Non sempre il risparmiatore è il soggetto debole nel rapporto con la banca e il promotore. Non sempre la rassegnazione di fronte a un sistema ritenuto ingiusto, costoso e dominato da conflitti di interessi è l’unica strada percorribile. Riprendiamo per intero la lettera di un risparmiatore inviata alla redazione del Sole 24 Ore e pubblicata sabato 11 luglio da Plus24.

di Redazione - 14 Luglio 2015 - 3'

Non sempre il risparmiatore è il soggetto debole nel rapporto con la banca e il promotore. Non sempre la rassegnazione di fronte a un sistema ritenuto ingiusto, costoso e dominato da conflitti di interessi è l’unica strada percorribile. Riprendiamo per intero la lettera di un risparmiatore inviata alla redazione del Sole 24 Ore e pubblicata sabato 11 luglio da Plus24.

Al debutto delle prime quotazioni dei fondi di New Millenium, a fine febbraio 2015, ho chiesto alla mia banca, Allianz Bank Financial Advisors, di poter operare su tale segmento. Mi è stato detto che “al momento la banca non è interessata”.

Considerata la funzione di intermediatrice della banca, sono stato negativamente colpito da tale risposta.

Dietro mio disappunto, mi è stato consigliato, telefonicamente dall’operatore, di inviare reclamo.

Ho proceduto in tal senso e dopo circa tre mesi, a fine maggio 2015, ho ricevuto risposta con lettera raccomandata che diceva: “relativamente al suo quesito circa la negoziazione delle quote di fondi comuni di investimento sul nuovo segmento Etf Plus di Borsa Italiana, le comunichiamo che, allo stato, la scrivente banca non è operativa nel suddetto mercato. Infatti, il sopraccitato segmento di Borsa non è disponibile nell’elenco strategia di trasmissione degli ordini visualizzabile sul sito della banca www.allianzbank.it nella sezione trasparenza”. Una risposta che, riguardando procedure interne, poteva essere data nell’immediato e non dopo tre mesi, ma soprattutto non indica alcun motivo.

Allargando il discorso, pare si ripeta quanto accaduto per gli Etf. Molte banche (non Allianz in quel caso) all’epoca delle prime quotazioni misero paletti sull’operatività (reale motivazione: erano prodotti ritenuti non remunerativi).

Tornando all’ operatività sui fondi in Borsa, operazione che ritengo ottima in quanto foriera di una maggior trasparenza, minori costi ed occasione di emancipazione per i risparmiatori, risulta chiaro, ancorché non ammesso, il conflitto di interessi dovuto al fatto che le banche promuovono fondi propri e/o quelle classi di fondi e sicav, anche di gestori terzi, più care in quanto una gran parte delle commissioni (circa il 75%) serve a pagare i promotori.

Ci sono altre complesse implicazioni fatte di intrecci/accordi tra vari big del settore. A mio avviso occorrerebbe una ristrutturazione del sistema del collocamento del risparmio gestito. Le quotazioni degli Etf e dei fondi comuni sono passi importanti in tal senso. Sarei favorevole alla remunerazione dei promotori, nel caso in cui siano veramente “consulenti finanziari”, attraverso il pagamento di parcelle come per un normale altro professionista. Ciò sarebbe molto più trasparente per i risparmiatori e più qualificante per i consulenti.

Ho ritenuto corretto mettere a conoscenza di questa mia segnalazione anche le società che quotano i propri fondi, ad oggi New Millenium, AcomeA e Pharus.

Grazie e cordiali saluti

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