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Quel silenzio assordante di Assogestioni

I fondi comuni sono acquistabili e vendibili in Borsa, sembra interessante. Dove cerchereste informazioni a riguardo? Andreste sul sito di Borsa Italiana, dove trovereste comunicati stampa e una sezione dedicata. Navighereste poi per il sito di Assogestioni, associazione di categoria del settore del risparmio gestito, dove trovereste… un bel niente.

di Alessandro Leozappa - 17 Aprile 2015 - 4'

I fondi comuni sono acquistabili e vendibili in Borsa, sembra interessante. Dove cerchereste informazioni a riguardo? Andreste sul sito di Borsa Italiana, dove trovereste comunicati stampa e una sezione dedicata. Navighereste poi per il sito di Assogestioni, associazione di categoria del settore del risparmio gestito, dove trovereste… un bel niente.

L’opportunità di acquistare fondi comuni in Borsa è una grande conquista per i risparmiatori e per il settore del risparmio gestito e rappresenta un’enorme innovazione nel sistema dei fondi comuni. I primi beneficiari sono proprio i risparmiatori che accedono con semplicità a una pluralità di strumenti a costi ridotti, tramite la Borsa, direttamente allo sportello, dai propri home banking o attraverso piattaforme di trading. Grazie allo scorporo dei costi di gestione del prodotto da quelli di consulenza, il risparmiatore è messo nelle condizioni di capire per quale servizio sta pagando, scegliendo così più consapevolmente sia il prodotto sia il servizio annesso. In prospettiva aumenta la scelta degli strumenti a disposizione del risparmiatore, che può accedere a tutti i fondi negoziati in Borsa e non solo a quelli distribuiti dalla banca presso cui ha un conto.

Non sono però da sottovalutare i vantaggi che la quotazione in Borsa porta anche al settore del risparmio gestito. Grazie all’aumento della concorrenza e della trasparenza saranno infatti favoriti i prodotti che, a costi minori, sapranno creare maggior valore per i risparmiatori. L’introduzione di questo nuovo canale non va a sostituire, se non marginalmente, gli attuali canali di vendita ma costituisce invece una nuova via di accesso al mercato. Il poter acquistare fondi comuni a gestione attiva a costi ridotti in autonomia dal proprio home banking potrebbe infatti rendere questi prodotti appetibili per risparmiatori che fino a ieri prediligevano altre tipologie di investimenti, ampliando quindi la base dei sottoscrittori.

La trasparenza che si viene a creare sui costi della consulenza, dà valore alla qualità del servizio. Un investitore soddisfatto del lavoro del proprio consulente sarà ben felice di continuare a servirsene.

Insomma, la quotazione dei fondi comuni in Borsa rappresenta un piccolo passo verso una maggiore efficienza e trasparenza del sistema dei fondi comuni, sistema che vede oggi circa 10 milioni di clienti, dai grandi investitori ai piccoli risparmiatori.

Viene quindi spontanea una domanda. Perché Assogestioni non è stata in prima linea per il raggiungimento di questo traguardo? Perché non si è proposta come prima fonte di informazioni sul tema? Perché ad oggi sul sito web istituzionale si fatica a trovare anche un solo accenno a questo nuovo canale?

Non trovando una risposta razionale che possa aver spinto l’associazione di categoria a non prendere posizione in favore di quella che è la più grande innovazione che ha coinvolto il settore negli ultimi anni, si deve procedere per ipotesi. Probabilmente il fatto che le principali SGR rappresentate in Assogestioni siano di emanazione bancaria fa sì che l’associazione sia sensibile anche alle esigenze del sistema bancario, che vede con timore la quotazione dei fondi in Borsa.

Speriamo ovviamente che questa provocazione sia smentita dai fatti il prima possibile. Speriamo che Assogestioni recuperi il tempo e le occasioni perdute e si esponga a gran voce in favore di questa nuova opportunità per i risparmiatori e per il settore. Speriamo che incentivi i suoi aderenti a quotare i propri fondi in tempi brevi, o rischiamo di vedere l’arrivo dei grandi fondi esteri mentre le SGR italiane rimangono alla finestra. Speriamo che mitighi i timori del sistema bancario e che contrasti attivamente qualsiasi tentativo di ostruzionismo da parte di banche o piattaforme di trading.

Fino a quel momento, da risparmiatori e protagonisti del settore, resteremo a guardare un po’ amareggiati e sfiduciati a quell’istituzione che, per prima, avrebbe dovuto portare avanti l’idea di un settore del risparmio gestito più efficiente, concorrenziale e libero da conflitti di interessi.

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