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Risvegliati. Italia!

Negli ultimi venticinque anni non siamo stati capaci di rispondere agli straordinari cambiamenti geopolitici, tecnologici e demografici. Le imprese sono chiamate a uno sforzo eccezionale. Il mondo è cambiato ma noi, nonostante i sacrifici, rimaniamo indietro, e accogliamo sempre più con piacere il torpore che oramai ci caratterizza.

di Enrico Cremonese - 31 Maggio 2013 - 5'

Negli ultimi venticinque anni non siamo stati capaci di rispondere agli straordinari cambiamenti geopolitici, tecnologici e demografici. Le imprese sono chiamate a uno sforzo eccezionale. Il mondo è cambiato ma noi, nonostante i sacrifici, rimaniamo indietro, e accogliamo sempre più con piacere il torpore che oramai ci caratterizza.

Nelle Considerazioni Finali sul 2012 di Banca d’Italia, il Governatore Visco ci ricorda che: “Anche quest’anno si chiuderà con un forte calo dell’attività produttiva e dell’occupazione.” E che: “L’inversione del ciclo economico[…] è possibile [ma]dipenderà dall’accelerazione del commercio mondiale, dall’attuazione di politiche economiche adeguate, dall’evoluzione positiva delle aspettative e delle condizioni per investire, dalla disponibilità di credito.” Perché “non siamo stati capacidi rispondere agli straordinari cambiamenti geopolitici, tecnologici e demografici degli ultimi venticinque anni.”

Il messaggio è semplice: “SVEGLIA!”. Dobbiamo risvegliarci da questo torpore che oggi, così come in altre fasi del nostro passato, caratterizza l’Italia. Il mondo, altro, è già cambiato e noi, spettatori astanti stiamo a guardare in un misto di lucida follia e spensierata accettazione. Il risollevarsi dura poco, urliamo, ci fomentiamo, facciamo, ma poi si sgonfia la voglia di rivalsa, e ci arrendiamo. Si placano gli spiriti, gli animi si gratificano con una pacca sulla spalla o una notizia meno terribile di quella del giorno prima.

Le imprese sono chiamate a uno sforzo eccezionale per garantire il successo della trasformazione, investendo risorse proprie, aprendosi alle opportunità di crescita, adeguando la struttura societaria e i modelli organizzativi, puntando sull’innovazione, sulla capacità di essere presenti sui mercati più dinamici. Hanno mostrato di saperlo fare in altri momenti della nostra storia. Alcune lo stanno facendo.”

Se le aziende ed i privati sono chiamati a sforzi eccezionali è solo giusto aspettarsi la stessa dedizione dallo Stato e dal Governo, qualsiasi il suo colore. La trasparenza è importante, serve per responsabilizzare e favorire l’efficienza e contrastare la corruzione. Sta però anche a noi chiedere che i nostri diritti vengano rispettati e che ci siano prodotti e condizioni senza inganni, che ci aiutino ad uscire da questo limbo.

L’aggiustamento richiesto, e così a lungo rinviato, ha una portata storica. Il prodotto interno lordo del 2012 (1566 miliardi di euro) è stato inferiore del 7 per cento a quello del 2007”. “I prestiti alle imprese hanno rallentato nettamente e sono diminuiti anche i prestiti alle famiglie”.

Visto che le prospettiva di crescita dipendono anche dalla facilità di accesso al credito non ci dovremmo stupire della situazione grave in cui versa l’Italia, 111° (su 144 paesi) per “Sviluppo dei Mercati Finanziari”, secondo il Global Competitiveness Report. Senza accesso al credito le imprese non sono in grado di investire ed innovare, i consumi calano e si fermano le compravendite di immobili – ne diminuisce quindi il valore, che per gli italiani equivale al 70% della ricchezza totale.

Ma la colpa di chi è?

Dei politici che, non più statisti, operano per il proprio bene erodendo gli sforzi dei cittadini per bene. Dei canali d’informazione che ci propinano la stessa solfa impoverente – quella soap opera della quotidianità italiana. Delle banche che ci rubano i soldi approfittando dei cavilli più scandalosi. Di quegli enti preposti al controllo e alla sicurezza che si guardano bene dal contestare o intervenire. Della mafia che distrugge l’Italia come un cancro inarrestabile. Del Governo che ci tassa e ci impone gabelle incostituzionali. E anche un po’ nostra. Di noi cittadini che rispettiamo le regole e siamo stanchi, troppo stanchi delle vessazioni, e accettiamo quindi in silenzio l’ennesimo sopruso.

Alice, spinta dalla curiosità, ha dovuto sorseggiare un elisir e trasformarsi per attraversare la porta e superare quell’ostacolo che pareva insormontabile. Non fermiamoci alla prima boccetta di alcool, gioco d’azzardo e tabacco. Riscopriamo la bellezza della curiosità; l’elisir, quello che ci permette di scegliere in libertà e con cognizione di causa, c’è. Non lasciamolo sul tavolo per qualcun altro.

E quindi informiamoci, diciamo “NO!” ai prodotti tossici e nocivi che ci vengono propinati con sempre più veemenza, chiediamo quella dignità che ci è dovuta, e facciamo lo sforzo di scuoterci di dosso questa apatia. Se un’Italia peggiore c’è, è quella che persegue miopicamente il proprio egoistico obiettivo e non è l’Italia che io conosco e rispetto.

Risparmiamocelo!

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