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Tassare il reddito o la rendita?

Il Fondo Monetario Internazionale spinge per andare maggiormente verso una Dual Income Tax: tassazione bassa e proporzionale sui redditi da capitale e progressiva sui redditi da lavoro. Questa impostazione presenta però il forte rischio di aumentare le disuguaglianze e l’applicazione “all’italiana” non fa ottenere neanche quelli che sarebbero normalmente i benefici.

di Lorenzo Saggiorato - 8 Novembre 2013 - 5'

Il Fondo Monetario Internazionale spinge per andare maggiormente verso una Dual Income Tax: tassazione bassa e proporzionale sui redditi da capitale e progressiva sui redditi da lavoro. Questa impostazione presenta però il forte rischio di aumentare le disuguaglianze e l’applicazione “all’italiana” non fa ottenere neanche quelli che sarebbero normalmente i benefici.

Un sistema ispirato alla Dual Income Tax (tassa duale sul reddito) è caratterizzato da un’unica aliquota bassa su tutti i redditi da capitale ed una progressiva sui redditi da lavoro. Diversi paesi, tra cui l’Italia, seguono, in qualche misura, una Dual Income Tax, che presenta sicuramente alcuni benefici ma anche diversi rischi. L’Italia poi ha recepito in maniera molto peculiare l’impostazione, favorendo alcuni a discapito di molti.

L’aspetto interessante della Dual Income Tax è il fatto che applichi lo stesso trattamento fiscale a tutti i redditi finanziari. In questo modo si riducono le distorsioni tra i diversi redditi da capitale, quali rendite da interessi, affitti o plusvalenze finanziarie, il che permette al cittadino di scegliere l’investimento ‘migliore’ e non quello fiscalmente più conveniente. Un altro tema da considerare è il fatto che il capitale per sua natura sia caratterizzato da un’elevata mobilità e quindi avere una tassazione sostanzialmente maggiore rispetto agli altri paesi potrebbe risultare inefficiente: questo potrebbe dirottare gli investitori verso paesi con regimi fiscali più accomodanti, con una riduzione del gettito dell’imposta.

Nel grafico sottostante vediamo il posizionamento di alcuni paesi OCSE in merito alla tassazione applicata sui redditi da capitale (sui dividendi) e su quelli da lavoro, prendendo in considerazione l’aliquota marginale, ossia l’aliquota applicata allo scaglione di reddito più elevato.

L’Italia, con la tassa sulle rendite finanziarie al 20%, si colloca tra i paesi con un’aliquota medio-bassa sulle rendite da capitale. Se si considera inoltre la distanza tra tassazione sui redditi da capitale rispetto a quelli da lavoro l’Italia si colloca ai vertici della classifica: in termini nominali, con 23 punti percentuali di differenza, il Bel Paese ha un trattamento di favore verso le rendite finanziarie preceduto solo dal Giappone e da paesi tipicamente accoglienti verso i redditi da capitale quali Belgio, Austria e Olanda. In termini relativi poi, con l’aliquota sui capitali inferiore alla metà dell’aliquota marginale sui redditi da lavoro, l’Italia risulta essere seconda solo al Giappone.

Andando nei dettagli però della ricezione della Dual Income Tax, nel sistema tributario italiano ci sono parecchie carenze rispetto a quella che sarebbe l’applicazione ‘pura’. Il principale vantaggio è, come detto prima, l’omogeneità di trattamento fiscale per i diversi redditi da capitale. Due sono tuttavia le contraddizioni del sistema italiano in proposito: in primo luogo, le attività finanziarie sono tassate tutte all’incirca al 20% tranne i titoli di stato che godono di una tassazione pari a circa la metà. In secondo luogo, considerando anche la tassazione indiretta sulle attività finanziarie, emergono forti distorsioni dovute al trattamento discriminatorio di diverse attività finanziarie a causa dell’imposta di bollo, che favorisce le banche e le Poste (come approfondito in Alcuni sono più uguali di altri). Entrambi questi aspetti fanno venire meno quella che sarebbe la sopracitata caratteristica della Dual Income Tax, sicuramente positiva per l’economia e per il cittadino.

Un sistema tributario ispirato alla Dual Income Tax ha tuttavia un’enorme controindicazione, che il rapporto dell’FMI cita solo marginalmente in una nota a piè di pagina: un sistema tributario siffatto aumenta la disuguaglianza. La tassazione di favore (proporzionale) delle attività finanziarie favorisce le fasce più abbienti della popolazione che sono maggiormente dipendenti dai redditi da capitale, mentre lasciare la gran parte delle tasse sul lavoro pesa soprattutto su dipendenti e pensionati.

Gli interventi necessari sono innanzitutto eliminare le distorsioni che caratterizzano la tassazione dei capitali, ossia il trattamento di favore dei titoli di stato e dei prodotti bancari e postali, al fine di garantire uguale accesso a tutti i prodotti e permettere al risparmiatore di scegliere l’investimento in base alle caratteristiche di rischio e rendimento associate e non del trattamento fiscale. Non è poi vero che la tassazione sulle rendite finanziarie in Italia sia alta e c’è quindi margine per introdurre un aumento dell’aliquota su tutti i prodotti finanziari senza scatenare la temuta fuga dei capitali. In questo modo sarebbe possibile utilizzare le risorse per abbassare le tasse sul lavoro e stimolare i consumi e i risparmi.

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