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Mifid 2: basterà per salvare i piccoli risparmiatori?

Era ora che anche in Italia arrivasse una normativa a favore dei piccoli risparmiatori. Dal 3 gennaio 2018, entrerà in vigore la Mifid 2 che prevede di cambiare il mondo degli investimenti finanziari per come lo conosciamo oggi. E non solo... La Mifid 2 introduce una serie di misure volte a tutelare il piccolo risparmio. Conosciamole più nel dettaglio.
 

Perché la Mifid 2 tutela i piccoli risparmiatori?

La Mifid 2 segna un punto di rottura con il passato. Fino ad oggi, la trasparenza sui prodotti di investimento non era stata sufficientemente garantita dalla Mifid 1.
L’investitore era infatti poco al corrente dei costi che sosteneva per i suoi investimenti.
Ad esempio, secondo l’ultimo rapporto Consob, il 45% degli investitori non sa come viene remunerato il proprio consulente. E il 37% crede che il servizio di consulenza in materia di investimenti sia gratuito. Tutto ciò ha determinato il persistere di evidenti asimmetrie informative tra l’industria del risparmio e il piccolo risparmiatore.

Da domani, le cose cambieranno (e si spera per il meglio).
La Mifid 2 prevede di proteggere l’investitore fornendo una maggiore trasparenza sui costi e sull’acquisto dei prodotti di investimento.
In primis, la nuova direttiva impone che la sottoscrizione di un prodotto di investimento sia adeguata agli obiettivi del singolo cliente. Ma la vera rivoluzione della Mifid 2 riguarda proprio la maggiore trasparenza sui costi degli investimenti.  
 

Cosa cambia con la Mifid 2?

Gli investitori chiedono a gran voce di sapere con chiarezza quanto si paga per un prodotto di investimento. La Mifid 2 impone che, almeno una volta all’anno, l'intermediario debba comunicare tutti i costi dell’investimento.
La comunicazione va fatta sia ex-ante (prima della vendita) sia ex-post. Nel primo caso, l’intermediario dovrà comunicare i costi certi dell’investimento e fare una stima dei costi non prevedibili in anticipo. Al termine dell’anno, invece, il cliente riceverà un resoconto delle spese sostenute, sia in valore assoluto sia in percentuale.
Con la Mifid 2, dunque, gli investitori sono in possesso di un’arma potentissima che potranno usare per difendersi dai costi ingiusti applicati dagli intermediari.  

Continuerai a sostenere dei costi non commisurati al servizio di investimento offerto?
 

Quali sono i costi da comunicare al cliente con la Mifid 2?

Le categorie di costi che dovranno essere inseriti nelle comunicazioni al cliente in regime di Mifid 2 sono le seguenti:

A) Costi dell'investimento.

L'intermediario dovrà indicare tutti i costi e oneri connessi alla prestazione di un servizio di investimento. Si tratta delle commissioni di gestione, commissioni di consulenza, commissioni di custodia presso la banca depositaria.
 

B) Costi operativi.

Al cliente dovranno essere comunicati i costi e gli oneri per le operazioni effettuate dall’impresa di investimento. Questi includono: commissioni di negoziazione (costi addebitati per l’esecuzione degli ordini), commissioni di entrata e di uscita dal fondo e imposte di bollo.
 

C) Servizi accessori.

Il cliente scoprirà quali sono le commissioni di performance applicate dagli intermediari.
 

D) Costi contrattuali.

Per i servizi prestati dalle banche, il cliente saprà se sono stati applicati costi e oneri all’inizio o alla fine del servizio di investimento prestato. Questi prevedono le commissioni di deposito, le commissioni di cessazione e i costi di trasferimento presso altri intermediari.
 

Non vi è dubbio che la maggiore trasparenza introdotta dalla Mifid 2 possa giocare a vantaggio dei piccoli risparmiatori e investitori. Non è detto però che da sola sia sufficiente nel determinare scelte di investimento consapevoli e orientate verso i prodotti di maggior qualità sul mercato.

In questo, l’educazione finanziaria gioca un ruolo chiave anche grazie all’utilizzo di strumenti semplici e chiari per confrontare i costi degli investimenti finanziari.

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Pubblicato il 28 novembre 2017 da Elisabetta Villa staff