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Perché alle aziende e agli investitori conviene reinvestire gli utili?

Che l’investimento azionario offra concrete possibilità di far crescere il capitale a lungo termine è ormai abbastanza risaputo. Rispetto alle altre classi di attività infatti, l'investimento in azioni presenta un vantaggio impossibile da trascurare: ogni anno le società possono decidere di trattenere parte dei profitti per reinvestirli all’interno dell’azienda anzichè distribuirli tra gli azionisti.
Quello che a prima vista potrebbe sembrare un minor guadagno per l'investitore nel breve periodo, in realtà si trasforma in un enorme beneficio assumendo una prospettiva di medio lungo periodo. E a breve capiremo perché.

 

Cos’è il dividend pay out ratio?

In finanza, il rapporto tra dividendi e utili viene chiamato con il termine dividend payout ratio, che indica esattamente il tasso al quale una società distribuisce i suoi profitti tra gli azionisti.
Ad esempio, se un’azienda registra un utile di 100 e ne distribuisce metà ai suoi azionisti, allora presenterà un dividend payout ratio pari al 50%.
Nessun altra tipologia d’investimento è in grado di a dare un’opportunità simile. Se l’investitore possiede obbligazioni, riceverà periodicamente delle cedole che non vengono automaticamente reinvestite nello stesso titolo. Allo stesso modo, se si investe in immobili, si generano dei proventi che non vengono direttamente reinvestiti nella proprietà.

 

Da cosa dipende il dividend payout ratio?

Numerosi fattori possono determinare il valore del dividend payout ratio e, tra questi, il livello di maturità aziendale è sicuramente uno dei più importanti.
Ad esempio, una società in fase di sviluppo, che intende far conoscere i suoi prodotti ed espandersi in nuovi mercati, sarà più incline a reinvestire in tutto o in larga parte i suoi guadagni annuali allo scopo di potenziare la crescita futura del business.
Viceversa, le società considerate più mature, che hanno una presenza consolidata all’interno di un determinato settore, presentano tendenzialmente valori di Pay Out Ratio più elevati.

 

Ma le aziende reinvestono sempre gli utili?

I casi più eclatanti sui valori del dividend payout ratio giungono dalle esperienze americane.
Apple, ad esempio, annunciò di iniziare a pagare dividendi soltanto nel 2012, dopo un assenza che durava dal 1995. In quell’occasione, il CEO, Tim Cook, pensò che un Pay Out Ratio pari a zero sarebbe stato difficile da giustificare considerando l’enorme guadagno che era stato registrato. 

Berkshire Hathaway, la holding di Warren Buffett, non ha mai pagato un dividendo sin dal 1965, anno della sua fondazione. A dire il vero, accadde soltanto una volta nel 1967, ma Buffett dichiarò in seguito che la decisione fu uno dei pochissimi errori della sua vita. Da sempre, Buffett ritiene infatti che il reinvestimento degli utili all’interno dell’azienda sia in grado di fornire, tramite la crescita del prezzo del titolo nel lungo periodo, un valore maggiore agli azionisti rispetto ai flussi derivanti dai dividendi. Ed i numeri sembrano proprio dargli ragione: il prezzo di una azione della Berkshire Hathaway è cresciuto di circa il 700.000% dal 1964 al 2014.  

Esistono anche dei casi di pay out ratio maggiori del 100%, e cioè quando le aziende restituiscono più denaro agli azionisti rispetto agli utili conseguiti. In genere, payout così elevati sono raramente sostenibili nel lungo periodo e dovrebbero avvertire gli investitori che un taglio dei dividendi sia ormai imminente.
Oggi, dando uno sguardo alle società presenti nell’ indice azionario americano più importante (S&P 500), si nota che meno della metà dei profitti aziendali viene distribuita sotto forma di dividendi agli azionisti. Una tendenza al ribasso che prosegue ormai da decenni.

 

Perché rimanere investiti può essere una strategia vantaggiosa per l’investitore?

Esattamente come fanno le aziende, anche gli investitori farebbero bene a reinvestire automaticamente gli utili che provengono dai loro investimenti. Tale strategia prende comunemente il nome di “Buy and Hold” che tradotto significa comprare e rimanere investiti nel tempo. Esistono principalmente almeno tre ragioni per le quali una strategia Buy & Hold può essere vantaggiosa per l’investitore:

- Si sfruttano a pieno i vantaggi della capitalizzazione dei rendimenti.

- Si evita di farsi influenzare dalle mode e dalle fluttuazioni dei mercati.

- Si riducono al minimo le spese rispetto ad una strategia in cui si investe e disinveste di continuo.

Nei fondi azionari, l’utilizzo di questa strategia si dimostra essere particolarmente vantaggiosa.
Prendendo come riferimento i rendimenti medi degli ultimi 6 anni di un fondo azionario globale, abbiamo voluto confrontare due strategie diverse:

a) Buy and Hold: l’investitore mantiene l’investimento dall’anno iniziale all’anno finale. In questo modo, i profitti del fondo vengono reinvestiti automaticamente. 

b) Profitti sul conto corrente: di anno in anno, il profitto del fondo viene prelevato e trasferito sul conto corrente dell'investitore.

La domanda che vogliamo farci è la seguente: “quale tra queste due strategie è in grado di generare il maggior rendimento per l'investitore”?

 

Nell'esempio specifico, dopo 20 anni, la strategia "Buy & Hold" ha prodotto un rendimento del 447%. Investendo 1000 nell'anno 0, se ne ottengono 5.474 nell'ultimo anno. Se avessimo trasferito ogni anno i profitti del fondo sul nostro conto corrente alla fine avremmo ottenuto 2.774 euro dall'investimento, rinunciando a circa il 269% di rendimento. 
Una differenza decisamente rilevante in termini di rendimento, che conferma l'importanza di mantenere un investimento azionario nel lungo periodo ed evitare di prelevarne i profitti per parcheggiarli sul conto corrente. 

Per riprodurre l'andamento di un investimento nel tempo è possibile utilizzare gratuitamente l'innovativo simulatore portafogli di AcomeA, uno strumento che permette di analizzare in modo semplice e intuitivo diversi portafogli di fondi comuni d'investimento.  

Pubblicato il 04 maggio 2017 da Elisabetta Villa staff