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Cinque fratture tutte italiane

I ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Questa è la fotografia che emerge dal recente rapporto dell’OCSE sulla disuguaglianza che evidenzia come la crisi abbia portato a una forte concentrazione dei redditi nella maggior parte dei paesi considerati. Nel nostro paese il dato riflette una struttura sociale sempre più divisa, non solo sotto il profilo economico.

di Lorenzo Saggiorato - 27 Giugno 2014 - 4'

I ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Questa è la fotografia che emerge dal recente rapporto dell’OCSE sulla disuguaglianza che evidenzia come la crisi abbia portato a una forte concentrazione dei redditi nella maggior parte dei paesi considerati. Nel nostro paese il dato riflette una struttura sociale sempre più divisa, non solo sotto il profilo economico.

L’indice di Gini, misura dell’iniquità della distribuzione dei redditi, è cresciuto in Italia tra il 2007 e il 2011 di circa un punto percentuale, segnalando come l’impatto della crisi non abbia colpito tutta la popolazione allo stesso modo, ma abbia invece concentrato sacrifici e benefici su alcune categorie piuttosto che su altre. Il rapporto dell’OCSE identifica in particolare i più poveri e i più giovani come le categorie che più hanno sofferto negli ultimi anni.

In Italia la crisi ha trovato un tessuto sociale che ha risposto alle dinamiche che si sono susseguite in maniera molto disomogenea, con alcuni gruppi sociali che hanno sofferto più di altri e alcuni che hanno beneficiato di una ripresa che in molti non hanno ancora visto. Il dato sulla disuguaglianza è il riflesso di un paese sempre più polarizzato tra i diversi gruppi sociali, tanto da far pensare a un arcipelago con le isole in un costante movimento divergente. Sono diverse le spaccature che segnano la popolazione italiana, dalla frattura sociale italiana per eccellenza, quella tra Nord e Sud, a cui si sono aggiunte quella generazionale o del mercato del lavoro. Proviamo a vederne qualcuna più nel dettaglio:

Giovani e anziani: la dinamica demografica sta creando una società sempre più anziana il che pone innanzitutto forti pressioni sul sistema pensionistico. Proprio quest’ultimo ha contribuito in questi anni ad allargare il divario tra chi era dipendente unicamente dal reddito da lavoro, che gode in Italia di tutele molto limitate, e chi ha potuto contare comunque sui redditi da pensione. È bene considerare però che il divario generazionale rappresenta anche la prima rete di tutela sociale, in quanto i genitori spesso sono chiamati a supplire lo Stato supportando i figli disoccupati.

Nord e Sud: il divario tra Nord e Sud Italia rappresenta la ferita atavica del paese ma in questi anni il gap è andato ampliandosi in termini di reddito nominale pro capite e soprattutto di disoccupazione.

Tutela sul lavoro: il mercato del lavoro italiano continua a mostrare un carattere fortemente duale, con una parte dei lavoratori assunti con contratti di lungo termine e tutelati indipendentemente dai risultati raggiunti e dallo sforzo profuso, mentre un’altra parte dei lavoratori dipende da contratti flessibili a tempo determinato senza però che ci sia un’efficacie rete di tutela del lavoratore in caso di perdita del posto di lavoro. Proprio questi ultimi risultano essere la categoria che ha sofferto maggiormente la crisi.

Genere: la disparità tra uomini e donne continua a caratterizzare il paese e si manifesta sotto diversi aspetti, dalla differenza dei redditi, alla minor partecipazione al mercato del lavoro.

Fonte di reddito: dal 2009 a oggi non tutti gli indicatori economici hanno mostrato un andamento negativo. I salari hanno continuato a contrarsi ma le borse e le obbligazioni sono tornate in molti casi sopra i livelli pre-crisi. In questo modo, l’onere della crisi è pesato maggiormente su chi dipende solo dal proprio reddito da lavoro e non ha redditi da investimenti finanziari. Anche in ottica di lungo periodo, dove diversi economisti ritengono che il tasso di crescita del capitale sia maggiore del tasso di crescita dell’economia, e quindi dei salari, il divario tra chi dipende solo dal proprio salario e chi partecipa all’andamento dei mercati finanziari continua ad allargarsi. La buona notizia è che l’investire anche una piccola parte dei propri risparmi o meno è una scelta nelle mani di ognuno.

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