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Combattere la vulnerabilità

La diffusione del gioco d’azzardo. Il successo di maghi e chiromanti. La paura per il diverso. La sfiducia nella politica. Questi aspetti, selezione arbitraria di una lista molto più lunga, hanno una caratteristica in comune. Concorrono a dipingere una società che non ha più fiducia in se stessa e nel futuro. Una popolazione di cittadini vulnerabili.

di Lorenzo Saggiorato - 9 Dicembre 2014 - 4'

La diffusione del gioco d’azzardo. Il successo di maghi e chiromanti. La paura per il diverso. La sfiducia nella politica. Questi aspetti, selezione arbitraria di una lista molto più lunga, hanno una caratteristica in comune. Concorrono a dipingere una società che non ha più fiducia in se stessa e nel futuro. Una popolazione di cittadini vulnerabili.

Vulnerabilità. È questa la chiave di interpretazione scelta dal Censis per raccontare la società italiana del 2014, nell’ambito del 48° Rapporto annuale sulla situazione sociale del Paese. Pensando al futuro, solo il 17,6% degli italiani si dice sicuro. Il restante 80% si divide tra incertezza, ansia e inquietudine. In particolare, questo stato di inquietudine, dato dalla consapevolezza di vivere in equilibrio precario e con un retroterra fragile, colpisce i giovani sotto i 34 anni, ben il 43%, mentre solo il 12% si sente sicuro e con le spalle coperte.

Secondo gli italiani, per avere successo nella vita conta soprattutto avere una buona istruzione e lavorare sodo. Rispetto alla media dei paesi Ue, questi fattori sono tuttavia meno rilevanti, mentre sono più determinanti rispetto alla media Ue la conoscenza delle persone giuste, la fortuna, il venire da una buona famiglia e l’essere maschi. Solo il 7% degli italiani cita l’essere intelligenti come fattore per il successo, rispetto al 16% della media europea.

In questo contesto domina la sfiducia nelle proprie capacità e la rassegnazione per il futuro. Il senso di fragilità si riflette anche nelle scelte di gestione dei risparmi delle famiglie italiane. L’imperativo è avere un orizzonte di investimento brevissimo e non rischiare di perdere neanche un centesimo del capitale, in termini nominali. Dagli anni della crisi è aumentata rapidamente la quota di ricchezza finanziaria parcheggiata nei deposti bancari e postali o detenuta sotto forma di contante. Nel complesso, l’ammontare di capitali detenuti in contanti o come depositi è salita dal 25% della ricchezza finanziaria delle famiglie nel 2002 a oltre il 31% in dieci anni dopo. È aumentata sia la preferenza per detenere denaro sotto il materasso, sia per depositi bancari e postali. È singolare che negli anni in cui è crollata la fiducia negli istituti bancari è aumentata la quota di ricchezza che i cittadini hanno scelto di affidare proprio alle banche.

Il rapporto del Censis vede in questa ampia parte della ricchezza degli italiani, quasi un terzo del totale della ricchezza finanziaria, una grave forma di capitale “inagito”. Abbandonato lì. Inutilizzato. Il risparmio accumulato in misura crescente in contanti e depositi, come scelta dettata della vulnerabilità e fragilità diffusa, avvia anche un circolo vizioso che limita la capacità di emergere dalle attuali difficoltà economiche, sia a livello Paese sia del singolo. Per il risparmiatore, la quota crescente di risparmi inattivi, fermi sui conti correnti o remunerati a tassi contenuti dai depositi bancari, rappresenta addirittura un costo. L’inflazione, per quanto contenuta, lima lentamente il potere d’acquisto del capitale e pesa sulla scelta il costo opportunità di non investire sui mercati finanziari con un rendimento migliore.

Investire non è una prerogativa delle famiglie più abbienti. È possibile infatti accedere a un investimento efficiente e diversificato a partire da pochi euro. Anche 5. Sottoscrivendo un fondo comune di investimento, chiunque può investire in un portafoglio di azioni e obbligazioni di tutto il mondo, beneficiando dei rialzi dei mercati. La possibilità di partire da piccole cifre fa sì che l’azione di investire possa diventare addirittura una sana abitudine, risparmiando e investendo le piccole somme che ci si trova fra le mani, anziché spenderle. Accumulare gradualmente un piccolo patrimonio che frutti nel tempo è una strada, accessibile a molti, per migliorare la propria condizione, perseguire i propri obiettivi e essere più preparati al futuro.

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