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Come alleggerire i costi dei fondi comuni?

Un investimento diversificato, accessibile da piccoli importi. Per queste caratteristiche i fondi comuni hanno da sempre avuto un ruolo importante nei portafogli degli italiani. Sempre più voci si levano però contro questo strumento attaccandone il lato più vulnerabile: i costi.

di Lorenzo Saggiorato - 7 Novembre 2014 - 6'

Un investimento diversificato, accessibile da piccoli importi. Per queste caratteristiche i fondi comuni hanno da sempre avuto un ruolo importante nei portafogli degli italiani. Sempre più voci si levano però contro questo strumento attaccandone il lato più vulnerabile: i costi.

Nel mondo degli investimenti, la performance è, come gli andamenti del mercato, incerta e imprevedibile. L’unica componente prevedibile di un investimento è quella dei costi, ed è giusto farci i conti. Su un orizzonte temporale brevissimo, l’effetto di una maggiore o minore commissione di gestione è trascurabile. Con il passare degli anni però, l’impatto della commissione di gestione, trattenuta annualmente dal patrimonio del fondo, si fa sentire, eccome. Per dare un’idea della dimensione del fenomeno, riportiamo di seguito una simulazione. Assumiamo di investire 10.000 euro in un fondo comune azionario che ha, per semplicità, un risultato annuo della gestione pari al 4%. Il rendimento di cui beneficerà il sottoscrittore non è però il 4% ma bisognerà sottrarvi appunto la commissione di gestione. Ipotizziamo dunque che lo stesso fondo sia disponibile in due versioni, con due diverse commissioni di gestione, pari rispettivamente al 2 e al 1% annuo e vediamo come evolve il patrimonio investito.

Commissioni di gestione

Dopo tre anni, il patrimonio investito vale 10.601 euro, se si paga una commissione di gestione del 2%. Viceversa, investendo nello stesso fondo ma con una commissione del 1%, il patrimonio varrebbe 10.927 euro. La forbice tra i risultati si ampia con il passare del tempo. Immaginando di tenere il capitale investito per vent’anni, si avrebbe una differenza di rendimento di oltre 30 punti percentuali, pari a 3.200 euro, che in un caso rimangono nelle tasche del risparmiatore, nell’altro no.

3 anni

5 anni

10 anni

20 anni

Rendimento (2%)

6%

10%

22%

49%

Rendimento (1%)

9%

16%

34%

81%

Differenza rendimento

3%

6%

12%

32%

Differenza nominale

315,2

551,9

1.249,2

3.201,6

Questa importante considerazione sta portando sempre più risparmiatori a scegliere di investire in ETF (Exchange Traded Fund). È la soluzione migliore per sfuggire al peso dei costi?

Per rispondere alla domanda bisogna approfondire due aspetti, legati tra loro. Bisogna capire cosa remunerano i costi di gestione trattenuti e considerare la differenza tra una gestione attiva e una passiva. Sotto il cappello delle commissioni di gestione rientrano i veri e propri costi della gestione, trattenuti dalla SGR, e una serie di voci legate a servizi accessori, quali la distribuzione e la consulenza, che spettano al collocatore (banca o promotore). Questa componente rappresenta una parte importante del costo di gestione pagato dal cliente e può arrivare a rappresentare l’80% della commissione annua. Rispetto a un ETF che replica passivamente un indice, una gestione attiva di qualità si pone l’obiettivo di battere un indice (benchmark) nel medio periodo, investendo in settori o paesi dove si trovano le migliori possibilità e scegliendo titoli con le prospettive più interessanti, indipendentemente dalla presenza nel benchmark o meno.

Come coniugare però le opportunità e le tutele offerte da una buona gestione attiva con i costi di un fondo comune? Esiste una possibilità, sconosciuta ai più, che unisce i vantaggi di un fondo comune, la gestione attiva, con i quelli di un ETF, i costi contenuti. AcomeA SGR mette a disposizione degli investitori i propri fondi nella classe commissionale tradizionalmente riservata agli investitori istituzionali, in modalità execution-only. Il fondo comune viene venduto direttamente online e senza consulenza, con un risparmio fino al 55% sulle commissioni tradizionali. Tale modalità è ovviamente indicata per gli investitori che sono indipendenti nelle proprie scelte. Chi avesse invece necessità di essere assistito, è giusto che continui ad affidarsi a un servizio di consulenza. Con la consapevolezza, oggi spesso carente, del costo del servizio, si richiederà una qualità maggiore, con benefici sia per il cliente sia per i bravi consulenti.

Per la prima volta il risparmiatore ha la possibilità di scegliere la modalità di investimento e il servizio più vicino alle proprie esigenze.

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