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Indagine sui Fondi Comuni: il silenzio è dannoso

Giorni fa l’Esma, ha lanciato un allarme sui fondi comuni dichiarando che tra i fondi a gestione attiva molti si limitano a copiare il mercato. Ma limitarsi ad annunciare che qualcuno sta ingannando i risparmiatori senza dire chi è l’ingannatore, non fa altro che generare incertezza e spalmare la perdita di reputazione tra tutti anziché punire i reali colpevoli.

di Luigi Guiso - 8 Marzo 2016 - 4'

Giorni fa l’Esma, l’autority europea per la supervisione dei mercati e degli strumenti finanziari, ha rilasciato un comunicato in cui ha rivelato di avere condotto un’ indagine per appurare se sia diffusa la pratica di vendere ai clienti fondi con una gestione passiva (cioè che replicano l’andamento di un indice) come se fossero invece gestiti attivamente

L’interesse da parte del manager a vendere ai clienti un fondo come gestito attivamente quando invece non lo è che i fondi attivi, proprio perché comportano maggior lavoro del gestore e maggiori costi di gestione, comportano anche commissioni più elevate. Dal punto di vista del manager non c’è niente di meglio che incassare commissioni per costi che non ha sostenuto.

Dal punto di vista del risparmiatore non c’è niente di peggio che pagare delle commissioni per un servizio – quello della gestione attiva per cercare di superare i rendimenti del mercato – che non viene effettuato.E’ una delle varie malversazioni a cui il risparmiatore è esposto e che giustamente devono preoccupare chi è preposto alla sua difesa.

Ebbene l’Esma ha passato in rassegna un campione di 2600 fondi operativi in vari paesi in Europa durante il periodo 2012 e 2014. Dagli indicatori che ha sviluppatorisulta che fino al 15% dei fondi si spacciano per fondi a gestione attiva quando invece non lo sono.
L’esame dei prospetti conferma questa pratica: ai risparmiatori si lascia intendere che il fondo è a gestione attiva – e si applicano le relative commissioni – quando invece non lo è. Ne avevamo già parlato inquesto precedente articolo.

Ci si sarebbe aspettati che appurato il problema e identificati i fondi responsabili di queste pratiche scorrette l’Esma passasse all’azione.

La prima ovvia azione sarebbe quella di rendere pubblica la lista dei fondi che traggono i risparmiatori in inganno.Farlo sarebbe un dovere per l’Esma nei confronti, come è ovvio, dei risparmiatori: per questi sapere che il loro fondo gli sta facendo pagare commissioni che non dovrebbero è ovviamente utile perché potrebbero cambiare fondo e evitare questi costi. Ma sarebbe utile anche per i risparmiatori che quelle commissioni le pagano perché ottengono dal loro fondo il servizio promesso. Non saper distinguere chi è chi, crea scetticismo generalizzato su tutti i fondi e induce probabilmente qualche risparmiatore ad abbandonare i fondi in generale.Il silenzio dell’Esma crea quindi un danno per la parte buona dell’industria che è quella che dovrebbe invece promuovere e premiare.Annunciare che qualcuno sta ingannando i risparmiatori senza dire chi è l’ingannatore, spalma la perdita di reputazione tra tutti i gestori anziché tra quelli che commettono la malversazione appurata dall’autority.Dichiarare come ha fatto il presidente che “questi risultati sollevano questioni che meritano un esame più attento” non è particolarmente utile. E’ meglio finire di esaminare e poi comunicare.

Se l’Esma no lo fa, dovrebbero essere i fondi “sani” a spingere perché l’Esma pubblichi la lista proprio per tutelare i propri interessi e la propria reputazione.

Ecco qui una proposta:i fondi che hanno operato correttamente dovrebbero lanciare una petizione chiedendo all’Esma di render pubblica la lista.
Chi non la sottoscrive ovviamente si rivela ancora prima che l’Esma diffonda la lista come un fondo ingannatore. E’ quindi presumibile che tutti la sottoscrivano. Ma se tutti la sottoscrivono è difficile che l’Esma possa tirarsi indietro e non diffondere la lista se la diffusione è richiesta all’unanimità o giù di li.O nell’uno o nell’altro si verrebbe a sapere chi inganna e chi no. E’ tempo che la parte corretta dell’industria dei fondi prenda l’iniziativa. Difendendo il proprio interesse difenderebbe quello dei risparmiatori.

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