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La finanza non è un mondo per donne?

Nella storia finanziaria il banchiere è l’uomo in bombetta e giacca scura, non esiste un’analoga divisa femminile. Anche nei corsi di finanza la presenza femminile è scarsa, molto di più che nei corsi di economia. Perché?

di Luigi Guiso - 29 Settembre 2016 - 6'

La finanza è un mestiere in mano ai maschi. Basta una rapida ricerca su chi controlla le banche per rendersene conto. Ai vertici delle principali banche americane ci sono solo maschi. Lo stesso è vero per le banche europee e per quelle italiane. Sporadica è la presenza di donne a capo di società di gestione del risparmio o di hedge funds. Nella storia finanziaria il banchiere è l’uomo in bombetta e giacca scura, non esiste un’analoga divisa femminile. Se si cerca la parola “banchiere” su Google-immagini, appaiono solo maschi. L’eccezione è un quadro rinascimentale dove una donna appare accanto a un banchiere maschio che maneggia denari – forse la sua assistente. Anche nei corsi di finanza la presenza femminile è scarsa, molto di più che nei corsi di economia. Perché? Una possibilità è che le donne sono meno brave degli uomini a occuparsi di finanza e hanno quindi un vantaggio comparato relativo a dedicarsi ad altre carriere. Ovvero evitano un mestiere in cui sono relativamente meno capaci per dedicarsi a mestieri in cui eccellono rispetto ai maschi. Se così fosse sarebbe la cosa giusta da fare. Ma è un’ipotesi che possiamo scartare.

In uno studio recente tre ricercatori (Lu, Swan e Westerholm)*hanno utilizzato i dati sulle transazioni fatte nel mercato azionario da tutti gli investitori individuali in Finlandia tra il 1995 e il 2011 e hanno studiato la performance di maschi e femmine nel loro insieme. Inoltre l’utilizzo di milioni di dati ha garantito molta precisione nelle stime. I risultati sorprendono perché ribaltano un sentire tanto comune quanto errato. Le donne sistematicamente guadagnano a scapito degli uomini quando transano azioni finlandesi sul mercato, con un tasso di rendimento interno di queste transazioni del 24%. Quando transano le donne tendono a comprare più intensamente di quanto facciano gli uomini titoli sottovalutati e a vendere titoli sopravalutati – il modo migliore per fare soldi. Inoltre, al contrario dei maschi, le donne tendono a transare meno frequentemente, risparmiando così in costi di transazione. Insomma comprano e vendono solo quando vale la pena farlo e hanno maggiore acume nell’identificare cosa comprare e cosa vendere. Osservando cosa fanno le donne, sostengono i ricercatori, è possibile predire bene i movimenti del mercato. Non è una maggior capacità dei maschi a capire la finanza che tiene le donne lontane da questa industria, è qualcos’altro. Ma che cosa? Oggi non ci sono impedimenti legali per una donna a intraprendere una carriera in finanza, anzi le leggi scritte hanno aperto alle donne professioni riservati ai maschi solo fino a poco tempo fa, come il carabiniere o il soldato. Ma vi sono norme che vengono seguite anche se non prescritte dalle leggi e che talvolta sono anche più potenti delle norme legali – le norme culturali.

La finanza è nella cultura occidentale un mestiere maschile e così com’ è “buona” norma nella nostra cultura che i bambini non giochino con le bambole, le bambine non giocano con i soldi. Infatti a giocare a Monopoli sono principalmente i maschietti, ma fatto interessante, il gioco della speculazione immobiliare per eccellenza fu inventato da una donna Elizabeth Magie, a conferma che non c’è un vantaggio maschile a penetrare i meandri della finanza. Forse l’evidenza più diretta del ruolo delle barriere culturali per le donne ad entrare in finanza è l’attribuzione dei ruoli all’interno della famiglia. Chi è a capo delle decisioni finanziere ed economiche della famiglia? L’indagine della banca d’Italia sui bilanci delle famiglie italiane chiede agli intervistati chi è la persona che nella famiglia è responsabile delle scelte economiche e finanziarie. Nel 1989, uno dei primi anni per cui i dati sono disponibili, nel 98% delle coppie era il marito. Di fatto le redini dell’economia familiare erano unanimemente in mano ai maschi. Al tempo non vi era differenza tra famiglie giovani e vecchie: in entrambe nel 98% era il maschio a decidere.

Ma negli anni qualcosa è accaduto: la quota di maschi al comando della finanza familiare scende al 92% nel 1995, all’80% nel 2006 e al 65% nel 2014. Ancora lontano ma più vicino alla parità. Una mezza rivoluzione culturale che vede una riassegnazione dei ruoli all’interno della famiglia. Perché allora nonostante questo sono poche le donne al comando di istituzioni finanziarie? Una ragionevole congettura è che queste sono ancora in mano ad attempati signori le cui norme culturali fanno fatica a evolvere e che per questo trasmettono il potere ad altri dello stesso genere, nella convinzione erronea che solo gli uomini capiscono di finanza (il presidente di Intesa San Paolo, Bazoli, è stato sostituito solo quest’anno all’età di 83 anni; Giuseppe Guzzetti, leader delle fondazioni bancarie e quindi dietro le nomine ne ha 81). Coerentemente con questa spiegazione, oggi tra le coppie oltre i 65 anni, in tre casi su quattro è il maschio a gestire le finanze familiari; tra quelle oltre i 75 è l’80% e tra quelle oltre gli 80 quasi tutta la gestione è nelle mani del marito. L’opposto tra le giovani generazioni. Nelle famiglie sotto i 45 anni di età è stata raggiunta la parità – a gestire la finanza familiare è nel 50% dei casi il marito nel 50% la moglie. Ma fatto interessante, nelle famiglie più giovani è la donna a prevalere. Tra quelle sotto i 40 la gestione è in mano alle donne nel 55% dei casi e tra quelle sotto i 35 nel 63% dei casi. Ci vorrà ancora tempo, ma inesorabilmente la finanza sarà un mestiere femminile.

*Wei Lu, Peter L. Swan e Joakim Westerholm “ The Gender Face-Off: Do Females come out on top in terms of Trading Performance?”, Maggio 2016 (http://papers.ssrn.com/sol3/papers.cfm?abstract_id=2826444)

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