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Spending review: missione fallita?

La spending review, come viene chiamata la revisione della spesa pubblica, si era posta degli obiettivi sacrosanti. Oggi sembra che l’ennesimo esperto chiamato dal governo per fare lo sporco lavoro stia gettando la spugna.

di Lorenzo Saggiorato - 1 Agosto 2014 - 4'

La spending review, come viene chiamata la revisione della spesa pubblica, si era posta degli obiettivi sacrosanti. Oggi sembra che l’ennesimo esperto chiamato dal governo per fare lo sporco lavoro stia gettando la spugna e denuncia come sempre più spesso si prendano decisioni che vanno proprio nel senso contrario a quella della tanto invocata necessità di rendere più efficiente la spesa.

Come già scritto altre volte, revisione della spesa non significa semplicemente tagliarla. Significa invece individuare quelle prassi, strutture organizzative e abusi che generano voci di spesa pubblica costose e soprattutto inefficienti e improduttive. E quindi tagliarle.

Possiamo ritenere oggi che questa via si sia rivelata, per l’ennesima volta, senza uscita. Interpretiamo così la disillusione che traspare tra le righe scritte proprio da Carlo Cottarelli, l’ex dirigente del Fondo Monetario Internazionale nominato dal Governo Letta proprio alla carica di Commissario straordinario alla revisione della spesa pubblica. Come si legge sul suo blog:

“Si sta diffondendo la pratica di autorizzare nuove spese indicando che la copertura sarà trovata attraverso future operazioni di revisione della spesa o, in assenza di queste, attraverso tagli lineari delle spese ministeriali.

“Il totale delle risorse che sono state spese prima di essere state risparmiate per effetto di queste decisioni ammonta ora 1,6 miliardi per il 2015.”

“Cosa significa questo in prospettiva? Significa che le risorse che deriveranno dalla revisione della spesa per il 2015 non potranno essere usate per la riduzione della tassazione (o del deficit o per effettuare altre spese prioritarie). Oppure che si dovranno attivare i sopracitati tagli lineari. Credo sia una tendenza preoccupante perché continuando così nuove spese saranno finanziate o tramite risparmi che non sono stati ancora approvati a livello politico o attraverso i famigerati tagli lineari che la revisione della spesa vorrebbe evitare.”

“È una situazione paradossale in cui la revisione della spesa (futura) viene utilizzata per facilitare l’introduzione di nuove spese.”

Perché è così difficile fare la famigerata spending review? Come fa osservare lo stesso Cottarelli, una riduzione della spesa mirata ad alcune voci è inevitabilmente più impopolare di un generalizzato taglio lineare della spesa (della serie, “un po’ per uno..”); ha quindi un costo politico di breve termine che nessun politico è disposto ad accollarsi, per quanto molti di noi e i nostri figli gliene sarebbero grati.

Nell’immaginario collettivo e nel dibattito pubblico troppo spesso revisione della spesa coincide con i tagli dei costi della politica. Un intervento in questo senso sarebbe apprezzabile alla luce della pressione fiscale che è andata aumentando sempre di più sulle famiglie italiane negli ultimi anni, ma a livello di stabilizzazione della spesa pubblica rappresenta solo la punta dell’iceberg, e ha quindi un impatto solo marginale sui conti pubblici. Per intaccare davvero le sacche inefficienti di spesa bisognerebbe intervenire sulle pensioni (cosa che è già stata fatta in parte con la riforma Fornero, ne valuteremo gli effetti nei prossimi anni) e sui rapporti tra Stato centrale e enti locali tramite la tanto citata riforma del Titolo V della Costituzione. Appare evidente che questi temi siano quanto di più politico ci sia e il continuo ricorso a tecnici che dovrebbero illuminare la via da percorrere per rendere più efficiente la spesa sia assolutamente inutile senza una politica che abbia il coraggio di percorrerla.

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