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Consulenza finanziaria: costi e benefici

Con i tempi che corrono la consulenza finanziaria non gode di grande popolarità. Eppure la complessità delle scelte che le famiglie devono prendere e le turbolenze continue che hanno attraversato i mercati negli ultimi anni, suggeriscono che c’è un grande bisogno di consulenza finanziaria che fornisca consigli di valore. D’altra parte le evidenze di abusi continui nelle raccomandazioni e di sfruttamento di conflitti di interesse (consigli dati per favorire chi li emette e non chi li riceve) ha reso molti risparmiatori e una buona parte dell’opinione pubblica oltremodo scettici sul valore della consulenza. Al punto che ne mettono in discussione l'utilità.

Consulenza finanziaria: ha senso vietarla?

Qualcuno può anche chiedersi se i costi di avere una consulenza finanziaria distorta (che ad esempio lo convince a sottoscrivere obbligazioni subordinate che poi si rivelano inadatte per la sua capacità di sopportare rischio – come accaduto ai clienti dell’Etruria) non superino i benefici dal seguire i consigli informati dell’intermediario.
E qualcuno potrebbe anche arrivare a dire che bisogna bandirla. Se non è possibile ottenere consigli neutri e franchi, non sarebbe meglio inibirli del tutto? In effetti, negli Stati Uniti le banche non possono attivamente dare consigli ai clienti sugli investimenti – ad esempio dire se è meglio investire in CCT o in obbligazioni Fiat. Ma una politica così severa ha i suoi costi perché l’intermediario è la persona naturale da cui ottenere informazioni e consigli, come si fa dal farmacista, dal panettiere e dal macellaio. Prima di bandire la consulenza dell’intermediario occorre rifletterci sopra e capire se è vero che il rischio di ottenere un consiglio distorto eccede il valore dell’informazione che ci passa l’intermediario.

 

Costi e benefici della consulenza finanziaria: l’esempio dei mutui immobiliari

Distinguere non è semplice. Con alcuni colleghi abbiamo cercato di farlo riguardo al mercato dei mutui in Italia, dove la banca dà consigli sul mutuo appropriato per il cliente, se a tasso fisso o a tasso variabile. Quello che troviamo è che le banche nel dispensare informazioni e consigli distorcono le scelte dei risparmiatori verso la direzione che è utile per loro, ad esempio verso il tasso variabile se in quel momento non riescono a finanziarsi a lungo termine o è troppo oneroso.
Ovviamente non riescono a distorcere la scelta di tutti i risparmiatori, ma solo di quelli meno sofisticati, che stimiamo intorno al 35%. Gli altri ignorano le indicazioni della banca.
Quanto costa questa informazione distorta? Noi calcoliamo che questo costo è equivalente a pagare 1940 euro in più all’anno sulle rate di un mutuo di 25 anni di durata e di 120 mila euro di importo. Ovvero circa il 20% in più delle rate annuali (se il tasso è del 4%).
Questo è il costo sopportato dai risparmiatori poco sofisticati, ma anche i sofisticati – quelli che non hanno bisogno del consiglio della banca –patiscono un po’ della consulenza distorta.
La ragione è che la possibilità per la banca di distorcere a proprio vantaggio la consulenza altera anche i tassi di interesse di mercato in modo sfavorevole per tutti, sofisticati e non.
Possiamo anche calcolare - se non abbiano ragione - quelli che invocano la mano dura e chiedono di restringere la consulenza impedendo alle banche di farla.

 

Consulenza finanziaria sui mutui: i benefici

Ebbene quello che succede è che se si elimina la consulenza è vero che si elimina la distorsione e quindi le scelte sbagliate che questa induce, ma si elimina anche l’informazione che la consulenza da: non sempre i consigli sono solo distorti. Ebbene il costo della perdita di informazione eccede di parecchio quello della distorsione. Nei nostri calcoli, una politica di riduzione a metà della consulenza offerta dalle banche comporta un costo equivalente a circa 2000 euro annui per i consumatori non sofisticati, quelli che beneficiano della consulenza dell’intermediario. Insomma, vietare in tutto o in parte la consulenza elimina l’acqua sporca ma butta via il bambino.

Alternative alla consulenza finanziaria? L’educazione finanziaria

Esiste una politica meno controproducente? Un esperimento che abbiamo fatto è quello di valutare i benefici di una campagna di educazione finanziaria che dimezza la quota di risparmiatori poco sofisticati. Ebbene il beneficio di questa politica è equivalente 1854 euro per ogni risparmiatore poco sofisticato che, grazie alla campagna di educazione finanziaria, diventa sofisticato. Ma, grazie agli effetti sui tassi che vengono praticati, questa politica genera benefici anche a quelli che rimangono (finanziariamente parlando) ignoranti (un guadagno di 207 euro) e a quelli che, essendo già sofisticati, non vengono toccati dalla campagna (138 euro). Conclusione: piuttosto che imbrigliare la consulenza sembra utile dedicare le energie a valutare i costi delle campagne di educazione finanziarie.
Noi abbiamo calcolato i suoi benefici.

Pubblicato il 29 novembre 2016 da Elisabetta Villa staff